Archive for the 'Storie di rugby' Category

Mauro Bergamasco diventa “poliziotto”. Il flanker padovano sposa il progetto delle Fiamme Oro

Tuesday, May 15th, 2012

Mauro Bergamasco sposa il progetto delle Fiamme Oro. Sarà nella squadra della Polizia di Stato il futuro del flanker padovano, che ha deciso di iniziare una nuova vita sportiva nelle fila amaranto. I dettagli non sono ancora noti, ma se i “poliziotti” dovessero conquistare la promozione in Eccellenza Bergamasco potrebbe passare fin dalla prossima stagione a giocare nelle Fiamme Oro, iniziando anche un’esperienza da allenatore.

Nella rivista Polizia Moderna dello scorso febbraio, era comparsa un’intervista in cui Mauro Bergamasco lodava l’attività delle Fiamme Oro. «Credo sia veramente importante un team che rappresenti l’istituzione», aveva dichiarato, «perché un po’ come l’arbitro nel rugby così la polizia nella vita di tutti i giorni vigila sul rispetto delle regole. Che la polizia abbia un gruppo sportivo è importante, non solo per quanto riguarda, nello specifico, il rugby, ma per tutto il movimento sportivo italiano. Può contribuire, sicuramente, ad avvicinare di più il cittadino all’istituzione e far passare attraverso lo sport i messaggi che vuole lanciare».

Vendetta Rovigo, Petrarca fuori dai playoff e dalla Challenge. Un derby sempre di grandi emozioni

Sunday, April 22nd, 2012

Erano quasi due anni che non assistevo ad una partita di Eccellenza, dall’inizio cioè dell’avventura della Magners League (che, anche dal punto di vista giornalistico, ha “oscurato” tutto il resto del rugby italiano). Ieri sono tornato al Plebiscito per il derby Padova-Rovigo, decisivo per l’accesso ai playoff. E’ stato uno splendido pomeriggio di rugby, con emozioni vere, una sana sfida fra tifoserie, suspense fino all’ultimissimo secondo.

Ha meritatamente vinto – pardon, ha pareggiato ma è un pari che vale come un successo – il Rovigo, che ha dimostrato più voglia del Petrarca. Se la vendetta è un piatto da gustare freddo, i tifosi rossoblù hanno aspettato dieci mesi dalla scorsa finale per restituire lo sgarbo ai cugini, ma alla fine la loro gioia era contagiosa e motivatissima. Cugini? Diteglielo a loro. Belli, nel contorno del match, la maglietta “non abbiamo cugini” e lo striscione nella foto sotto, stesso tema.

La partita è stata vibrante ma orribile e piena di errori (diciamo comunque la verità: di partite brutte se ne vedono anche in Pro12 e altri campionati europei). Il livello complessivo del gioco dell’Eccellenza, a giudicare da questa partita, mi sembra appena leggermente inferiore a quello del Super 10 di un paio di anni, e non così drasticamente scaduto come avevo sentito dire. Piuttosto viene da chiedersi: ma a cosa serve, nell’ottica dello sviluppo del rugby italiano, il campionato di Eccellenza? Formazioni alla mano, il Petrarca – forse il miglior vivaio italiano – schierava giocatori di scuola straniera dal 15 al 10: Hickey, Bortolussi, Ziegler, Neethling, Spragg, Walsh. Poi Ansell, Palmer, Cavalieri. Un po’ più italiano il Rovigo, ma i migliori in campo sono stati Aaron Persico (classe 1978) e Jeff Montauriol. Si fanno un sacco di storie per gli stranieri schierati dal Benetton in Pro12 e sul meccanismo sali-scendi per i permit players che rischierebbe di falsare l’Eccellenza. Ma quale dei giocatori in campo al Plebiscito potrà mai servire per la Nazionale? Dove sono i giovani italiani che dovrebbero fare esperienza?

Alla fine disperazione nelle file del Petrarca, soprattutto perché l’esclusione dai playoff significa la perdita del ricco contributo per la Challenge Cup a favore del miracoloso Mogliano. Qualche tifoso padovano mugugnava a proposito del caso Montauriol, per il quale la Fir ha rimandato la sentenza dopo lo stamping sul pratese Petillo (l’episodio risale ai primi di aprile). Intanto il francese ha giocato nel match più importante, e ha pure segnato la meta decisiva…

Il pubblico di Rovigo esulta per i playoff trovati nonostante le molte assenze nei rossoblù fra infortuni e squalifiche, mentre anche Luke Mahoney è uscito per un colpo al capo e pertanto verrà certamente fermato dai medici per le prossime settimane. Quanto ai tifosi rodigini, restano sempre i migliori: più che al Plebiscito sembrava di essere al Battaglini. Gli oltre 4.000 spettatori di Padova sono un patrimonio del rugby italiano, da non disperdere (e forse è questo il significato dell’Eccellenza).

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“Hurrà, hurrà, hurrà Rugby Treviso”. In mostra al Portello del Sile la storia del rugby cittadino

Tuesday, April 10th, 2012

Una mostra per raccontare la lunga e ricca vicenda della palla ovale trevigiana. L’idea è del centro culturale degli Alpini, molto attivo in città con iniziative sulla storia e sulla memoria. I “veci” del Rugby Treviso hanno risposto all’invito con entusiasmo e così presso la sede del Portello del Sile sono stati raccolti materiali originali di ogni tipo: magliette, manifesti, fotografie, ritagli di giornale. Memorabilia che coprono il periodo dall’anteguerra, con i primi vagiti del rugby trevigiano sotto l’egida della Gil, fino ai giorni nostri. Passando naturalmente per le pionieristiche esperienze targate Garbujo e Metalcrom. (Nella foto, un’immagine di Metalcrom-Fiamme Oro degli anni Sessanta. Si riconoscono da sinistra Possamai, Velo, Sartorato, Armellin, Casellato e Covacich).

La mostra, dal titolo “Hurrà! Hurrà! Hurrà! Rugby Treviso, è qui la storia”, verrà inaugurata il 5 maggio in concomitanza con il Trofeo Topolino. Fra coloro che hanno collaborato con le proprie collezioni individuali ci sono vecchie glorie del rugby cittadino come Arturo Zucchello, Bortoletto, Fantin, Dalla Riva. L’iniziativa darà spazio anche alle altre importanti realtà trevigiane, Tarvisium e Red Panthers.  Alla mostra è abbinato anche un catalogo pubblicato da Compiano Editore, presso il quale sono già usciti un paio di libri di “memorialistica” ovale firmati da Ennio Ciaccia, ex colonna del Treviso. A firmare il catalogo sono, assieme allo stesso Ciaccia, Prando Prandi, Ennio Grosso e Andrea Passerini. La mostra rimarrà aperta fino al 3 giugno, per informazioni www.portellosileanatv.it.

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“Toni” Green, qualche foto storica degli anni di Treviso e Casale (con un certo Zinzan Brooke)

Wednesday, April 4th, 2012

Poiché il tema di discussione del giorno è il licenziamento di Craig Green da tecnico della Nazionale under 20, proponiamo ai nostri lettori qualche foto storica di “Toni”, tratta dalla mitica rivista “Il mondo del rugby”. Green, migliore marcatore del Mondiale 1987, è considerato da molti giocatori biancoverdi lo straniero più impressionante visto con la maglia di Treviso. Qui sopra l’ala di Christhchurch è impegnato contro l’Unibit in maglia Benetton nella stagione 1989-1990.

Qui sotto invece Green veste la maglia del Record Cucine Casale nella stagione 1992-93 ed è in compagnia di un altro grandissimo All Black, Zinzan Brooke. Il Casale era una squadra con bei nomi, come Stefano Bettarello che vediamo nell’ultima foto. A fianco si riconosce un nome noto del rugby italiano, Andrea Cavinato (oggi allenatore a Calvisano).

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Idee “green” per il Monigo del futuro. Un progetto di Gildo Anoja, ex estremo di Benetton e Tarvisium

Saturday, March 31st, 2012
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Negli anni Ottanta Ermenegildo “Gildo” Anoja è stato un talentuoso estremo sia del Benetton che della Tarvisium, arrivando fino alle porte del giro azzurro. Oggi è un architetto con un’attenzione particolare alle tecnologie e ai materiali “green”, dopo avere anche firmato quello che ritengo il più bel libro di rugby realizzato in Italia, cioè “Ruggers” (assieme a Paolo Marta e Paolo Benetti).

Dallo studio Globarch di Anoja giunge un interessante progetto per la ristrutturazione dello stadio di Monigo secondo moderni criteri di comfort e sostenibilità ambientale. Se ne vedono alcune immagini nel filmato sopra. Lo studio, nato in occasione dell’ingresso del Benetton in Celtic League (oggi Pro12), prevede uno sviluppo dell’impianto passando dai 7.000 posti attuali a 13.200 ed eventualmente 16.000, con il completamento del perimetro delle tribune e l’edificazione finale di curve di raccordo.

In una prima articolazione, lo stadio si andrebbe ad inserire in un’area arricchita di spazi verdi e di strutture in legno, inserendosi così come un edificio organico al quartiere circostante. Il progetto di Anoja è solo una interessante esercitazione, non essendo in programma un completamento dello stadio di Monigo, ma offre l’occasione per riflettere sulle possibilità di un’architettura “green” anche per le strutture sportive (anche alla luce del dibattito sull’obsolescenza degli impianti nel nostro paese).

«L’installazione di pannelli fotovoltaici renderebbero lo stadio un “organismo” autosufficiente sul piano energetico, se non esso stesso produttore di energia», spiega Anoja, «si tratta di ripensare l’idea di stadio, non solo come contenitore di eventi sportivi ma inserito nel tessuto del quartiere».

Un approfondimento sul progetto verrà presentato nel prossimo numero del magazine Rugby Club.

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