
Dal Corriere del Veneto del 14 febbraio 2008
Il loro sogno, neppure troppo segreto, è di ottenere fra tre anni un viaggio all inclusive per la Nuova Zelanda, dove si svolgeranno i prossimi Mondiali. Nel Sei Nazioni 2008, gli emergenti azzurri fanno intanto la loro doverosa ed impegnativa gavetta, gettati nella mischia (è un modo di dire: diversi sono invece trequarti) da un tecnico capace di scelte coraggiose. Quella che appassiona un pubblico sempre più numeroso è una Nazionale svecchiata e finalmente più “italiana”, ergo più veneta: perché anche oggi la nostra regione resta il baricentro del movimento ovale, se non in termini di politica federale di sicuro quanto alla qualità dei vivai.
Proiettato titolare nei primi match del torneo, chiusisi per l’Italia con due onorevolissime sconfitte, il trevigiano Pietro Travagli (nella foto, in placcaggio su Wilkinson) corona un inseguimento alla maglia azzurra durato una vita e passato per varie esperienze, da Petrarca e Viadana agli inglesi del Bath. E Troncon, da cui il numero 9 si era ritrovato chiuso al Benetton e in Nazionale, è diventato ora un prezioso “capitano non giocatore”. “Mallett mi ha dato fiducia e sto cercando di sfruttare al meglio l’occasione che ho atteso per tanti anni”, spiega il mediano di mischia in forza all’Overmach Parma, “sono soddisfatto delle mie prestazioni, anche se so che posso ancora migliorare molto nelle scelte di gioco e nell’intesa con i compagni. Troncon con i suoi consigli è di enorme aiuto per la squadra ed in particolare per me, sono fortunato a poter disporre di tutta la sua esperienza”.
Travagli svela poi un retroscena sul match contro l’Inghilterra: “Prima del via, per incoraggiarmi, un compagno del pacchetto mi ha stretto la mano. Così però mi sono ritrovato addosso il grip che gli avanti usano per avere presa in touche e ho fatto una dannata fatica a passare il pallone, soprattutto all’inizio. Mi sentivo le mani appiccicose, incollate. Questa cosa mi ha innervosito per tutta la partita”.
La meta domenica di Simon Picone (immagine a fianco), romano dell’Olgiata approdato al Benetton via Silea, ha aperto la competizione per la maglia azzurra numero 9. “La sfida non mi preoccupa, anzi mi stimola”, commenta Travagli, “siamo simili e c’è spazio per tutti e due: tanto meglio per Mallett che in questo modo ha più opzioni nel ruolo”.
Scalpita anche Andrea Marcato, positivo nello spezzone di gara contro gli inglesi: “A livello internazionale vanno bene anche dieci minuti per crescere. Sono aumentato di 5 o 6 chili negli ultimi tre anni e fisicamente oggi mi sento più pronto. Potere finalmente giocare apertura è molto importante. Mallett ha le idee chiare, ti trasmette sicurezza e vado in campo sereno, senza pressioni. Piazzare? Ci alleniamo regolarmente io, Galon e Bortolussi, sono una delle opzioni possibili, se serve sono qui per fare del mio meglio”.
Leonardo Ghiraldini (nella foto a fianco, mentre parla di Kierkagaard con Easterby) si era già visto ai Mondiali francesi. Mallett, accantonando al contempo Fabio Ongaro, l’ha scelto come tallonatore titolare. Il padovano del Calvisano ha incontrato qualche problema al lancio in touche domenica, ma il pack azzurro ha fatto ammattire sia irlandesi che inglesi e l’apporto di Ghiraldini in testa di mischia non va sottovalutato. Nel frattempo salgono anche le quotazioni di Ezio Galon (foto sotto). Il trevigiano ha giocato al Flaminio una gara più che onesta in copertura, risultando anche efficace nei calci di spostamento.
E Se a Dublino aveva esordito il rodigino Tommaso Reato, classe ‘84, a Roma è stata la volta del ventunenne montebellunese Alberto Sgarbi. Un battesimo importante, anche se solo per una ventina di minuti (ed una foto a tutta pagina su Repubblica, anche se la didascalia indicava Galon…).
L’ala del Benetton ha poi dovuto pagare la consueta matricola ad alto tasso alcolico: chi ha chiuso la serata in discoteca con gli azzurri racconta che alla fine Sgarbi era decisamente provato dalle sei bottiglie di Prosecco imposte come pegno dai compagni…