Archive for the ‘Il diario dei Mondiali’ Category

Il rugby sfonda in Francia. Mias: “E’ lo sport del futuro”. Il libro “spoiler” degli All Blacks.

Thursday, September 27th, 2007

il-diario-dei-mondiali.jpgSi avvicina il D-day e si avvicina una nuova partenza per la Francia, per assistere al match degli azzurri e quindi ad Argentina-Irlanda a Parigi. Sento di tanta gente che come me sta mettendosi sulla strada in direzione Saint-Etienne: da Mestre con i pulmini, da Rovigo, da Treviso, da Padova. Sarà ancora una volta una grande festa, vada come vada. Intanto forza azzurri, forza Tonga, forza Fiji.

Qualche notiziola letta in giro in questi giorni, soprattutto sull’Equipe, mia fonte di informazione preferita. Il quotidiano sportivo francese ieri riportava le cifre del boom del rugby oltralpe, grazie ai Mondiali. Se prima era una disciplina regionale, concentrata nel Sud Ovest, ora la palla ovale sembra avere sfondato nell’Hexagone. “C’est le sport national”, ha titolato l’Equipe. Con l’effetto World Cup i tesserati sono in crescita. Gli ascolti televisivi? 14 milioni e mezzo di spettatori per Francia-Irlanda e se i Blues andranno in finale 30 secondi di pubblicità su TF1 verranno a costare 175 mila euro (per la finale di Mondiali di calcio 2006 costavano 250mila euro). Ed è stato calcolato che il rugby è lo sport che più piace al pubblico femminile: erano telespettatrici il 42,9 per cento dell’audience di Francia-Namibia. Intanto, comunque, sono 28 milioni i litri di birra che secondo le previsioni verranno venduti durante i Mondiali francesi, solo due in meno di quelli dei Mondiali di calcio in Germania: però, ragazzi, se facessimo un piccolo sforzo per battere il record…

chabal Così Lucien Mias, capitano della Francia degli anni Cinquanta: “Il rugby sarà lo sport del ventunesimo secolo. L’immaginario della gente è legato alla cavalleria, alla lealtà, e queste cose non si trovano più nel calcio. E poi la gente vuole il combattimento, la lotta. Oggi si va a vedere il rugby come i romani andavano a vedere i gladiatori. La passione per Chabal lo conferma”.  A proposito dell’Orco, guardate nella foto a fianco come si presentava nel 2000, con la maglia del Bourgoin, e con un look molto più anonimo.

Ed intanto sabato scorso Carlos Nieto ha giocato titolare con il Gloucester nella Premiership (i cherry-and-white hanno vinto 38-31 in casa dei Saracens). La conferma che la sua esclusione dalla comitiva azzurra non era dovuta ad infortunio ma ai rapporti evidentemente guastati con Pierre Berbizier.

libro deakerA proposito di libri. Gli All Blacks hanno vinto la Coppa del Mondo 2007 ed un libro vi racconta come e perchè. L’ha (già) scritto il giornalista neozelandese Murray Deaker, si chiama “Henry’s All Blacks, how the 2007 Rugby World Cup was won”. Dispiace avervi dato la notizia e avervi rovinato così la fine dei Mondiali, forse dovevamo avvertirvi con la dicitura “spoiler”. La figuraccia comunque l’ha fatta la casa editrice Harper Collins, che ha inviato ai media il materiale promozionale del libro, naturalmente per errore. Tutto pronto per l’uscita, inclusa la foto con tanto di William Webb Ellis Trophy. Agli All Blacks non resta che toccarsi.

Vittorio Munari, la voce del rugby. “Emisfero sud superiore grazie al Super 14, Habana e Michalak le stelle. E splendido Portogallo”

Monday, September 24th, 2007

vittorio munariRaffinate competenze tecniche, legami con la gente che conta nel rugby internazionale, un carattere pepato e la battuta sempre pronta, per divertire o provocare. Vittorio Munari (nella foto a destra) è una delle figure forti della palla ovale italiana, nella quale ha molti amici ed inevitabilmente altrettanti nemici, primo fra tutti il presidente federale Giancarlo Dondi.

Per il grande pubblico Munari è invece, per eccellenza, la voce del rugby: attraverso la telecronache condotte assieme al fido Antonio Raimondi ha creato un linguaggio ed iniziato molti profani alle complesse regole e ai suggestivi riti di questo sport. Dopo una vita nel Petrarca (tre scudetti da allenatore), è da quattro stagioni il manager del Benetton con cui ha vinto i titoli 2004, 2006 e 2007. Oggi dal quartiere generale parigino di Sky commenta la World Cup francese. “Un attimo, pago il paté de fois gras e poi possiamo parlare”, risponde al telefono, colto mentre si concede il più classico dei peccati di gola transalpini.

Allora, Munari, è un bel Mondiale? “La sconfitta nella partita inaugurale ha un po’ frenato il volano in Francia, dove l’aspettativa della vigilia era altissima. E manca l’incertezza: dopo le prime partite era già chiaro lo strapotere delle squadre dell’emisfero sud. Tutto prevedibile, poiché attualmente è il Super 14, e non i campionati europei, il vero laboratorio del rugby di alto livello. In ogni caso il gioco non era mai stato così intenso dal punto di vista fisico nè così veloce e spettacolare, questi sono i frutti del professionismo”.

portogallo rugbyNon trovi che sulla scia della commercializzazione si sia persa molta della magia delle precedenti World Cup? “Ormai ogni aspetto dell’attività delle squadre è dominato dal marketing e dalla programmazione. Non c’è più ciò che era più caratteristico del rugby nei precedenti Mondiali, cioè l’interscambio di esperienze fra il pubblico e i protagonisti, la disponibilità dei giocatori nell’incontrare i loro sostenitori. E’ tutto blindato, se anche i francesi hanno chiamato Marcoussis “Marcatraz”… L’approccio del giocatore di oggi è lontanto anni luce dall’approccio di chi partecipava ai Mondiali dell’87. Inoltre neppure fuori dagli stadi ho visto grandi feste fra i tifosi. E’ di certo un rugby più asettico, ma tutto questo è nella logica delle cose e dell’evoluzione della disciplina. Resta comunque uno sport che sa trasmettere valori positivi”.

Quali sono le stelle di questi Mondiali? “Brian Habana su tutti, prima ancora degli All Blacks che erano già delle stelle anche prima dei Mondiali: Habana dà proprio l’idea di quanto possano essere pericolosi i sudafricani. Poi Michalak, un grandissimo talento che potrebbe finalmente diventare decisivo. Quanto a Chabal, si tratta soprattutto di un fenomeno mediatico abilmente orchestrato e lui recita perfettamente la sua parte. Nel rugby di oggi i giocatori conoscono bene i meccanismi dell’immagine e li usano: una volta c’era la cosiddetta “meta di mischia” che era ritenuta un’azione collettiva, oggi in quella situazione il giocatore che tocca si rialza palla in mano ed esulta, perchè sa bene che ci sono i fotografi e le telecamere”.

Perché, secondo te, l’Italia ha stentato così nelle prime tre gare? “Da mesi gli azzurri sono evidentemente focalizzati sulla partita con la Scozia, l’unica veramente decisiva. Tutto sommato è stata rispettata la tabella di marcia, non aver giocato bene può lasciare insoddisfatti i tifosi ma in fin dei conti mette l’Italia nella condizione migliore per sfidare la Scozia: da sfavorita, con i piedi ben saldi per terra. In ogni caso, oltre a progettare il sorpasso sulla Scozia, qualcuno in Fir dovrebbe anche guardare nello specchietto retrovisore e pensare ad una seria programmazione per il futuro. Siamo sicuri che fra quattro anni Georgia e Romania, con la loro fame agonistica, non saranno più forti di noi?”

Una domanda cattiva: che ne pensi di Vosawai, il fijiano del Parma naturalizzato in extremis ed finora inguardabile in maglia azzurra? “Direi che si tratta di una scelta sbagliata, può capitare a tutti. Ma visto che proprio quest’anno è stata varata la regola secondo la quale la convocazione in Nazionale garantisce lo status di italiano, allora mi viene da pensare male”.

Con quale filosofia interpreti il ruolo di commentatore televisivo?
“Con la stessa che mi ha animato quando ho fatto prima l’allenatore e quindi il dirigente, sia a livello amatoriale che professionistico: divertirmi, coinvolgere le persone che mi stanno intorno, promuovere la bellezza di questo sport. L’ispirazione arriva dalla storia, che è sempre stata una mia passione, e dai molti viaggi che ho avuto la fortuna di fare. La storia, purtroppo, è la storia delle guerre e delle battaglie e il rugby è in certo senso la parodia della battaglia, quindi mi viene naturale pescare lì gli esempi, i personaggi. Il pubblico ci sta dando grandi soddisfazione, io e Antonio riceviamo continuamente manifestazioni di affetto da parte dei telespettatori. Credo che il nostro lavoro in qualche modo sia stato utile alla promozione del rugby”.

brian habanaChi vincerà? “Do le stesse chance a Sud Africa e All Blacks. La Nuova Zelanda ovviamente era la favorita della vigilia, ma con l’arrivo di Eddie Jones mi sembra che gli Springboks abbiano abbinato alla loro fisicità l’intelligenza tattica. Oggi direi che sono alla pari. Subito dietro l’Australia, mentre credo che la sconfitta con l’Argentina abbia ormai ridimensionato il ruolo della Francia”.

Da dove nasce la superiorità dell’emisfero sud? “Storicamente dai soldi di Murdock, che ha permesso alle nazioni dell’emisfero sud di concentrarsi sul modello del Super 14. In Europa i club del campionati inglese e francese restano legati al risultato, e quindi la formazione del giocatore e lo studio del gioco finiscono in secondo piano. Da un punto di vista tecnico la differenza oggi viene fatta dall’attitudine delle squadre del Tri Nations nel combattimento al suolo, che gestiscono con grande aggressività negli impatti, soprattutto dei primi tre uomini, e quindi nelle fasi di gioco successive nella loro maggiore reattività, velocità, intraprendenza, capacità di accellerazione”.

Che ne pensi dell’idea dell’International Board di ridurre il Mondiale a 16 squadre? “Di sicuro verrebbe garantito maggiore equilibrio, ma credo che in fin dei conti si tratterrebbe di un errore. Significherebbe infatti privarsi del Portogallo e del suo esempio. L’approccio con cui i portoghesi, dei dilettanti che fra qualche giorno torneranno ad occuparsi del lavoro, dello studio e delle loro famiglie, sono scesi in campo contro gli All Blacks o contro l’Italia è un modello per tutti. Squadre come il Portogallo rappresentano l’iceberg sommerso di cui invece le formazioni maggiori sono solo la punta emersa, è giusto che abbiano almeno una volta ogni quattro anni una loro visibilità perchè è quel rugby, dilettantistico, fatto con grande passione, che è il motore pulsante di tutto il movimento. Quei ragazzi meritano rispetto. Credo che il desiderio di passare ad una World Cup a 16 squadre sia comunque dettato anche del timore degli infortuni da parte delle grandi squadre”.

Da Il Corriere del Veneto del 23 settembre 2007.

Laporte, il più antipatico. I voti agli azzurri. Cifre record per il pubblico dei Mondiali

Friday, September 21st, 2007

il-diario-dei-mondiali.jpgVenerdì 21 settembre.

Con Woodward si pensava di avere toccato l’apice dall’antipatia. Ma forse Bernard Laporte sta riuscendo ad essere, in patria e fuori, ancora più antipatico dell’allenatore inglese. Personalmente nessuno dei due mi è mai stato simpatico, così a pelle. Dopo la sconfitta con l’Argentina, in Francia Laporte viene regolarmente massacrato dai media, oltre che naturalmente da “Le Canard Enchainé”, il geniale settimanale satirico (il fatto che in Italia non esista un giornale satirico non è forse l’ennesimo segnale del nostro declino culturale e politico?).

laporteIn sostanza i francesi dicono questo: Laporte pensa a tutto fuorchè a far vincere la squadra. Sta pensando a quando sarà segretario allo sport del governo Sarkozy, e guadagnerà 14 mila euro al mese. Sta pensando a vendere magliette sul suo sito alla modica cifra di 149 euro; anche se poi Laporte si è subito affrettato a dire che i ricavi andranno in beneficenza. Sta pensando alla pubblicità di un prosciutto, che gli è fruttata circa 30 mila euro per girare uno spot di un paio di minuti. Sta pensando insomma agli affari suoi (che significa, fra molte altre cose, anche i due casinò di sua proprietà, ristoranti, camping, un’azienda vinicola). La popolarità di Laporte è in picchiata, sarà bene per lui che la Francia riprenda a vincere con avversari di spessore diverso dalla Namibia.

Tornando su Italia-Portogallo, questi i voti assegnati agli azzurri da Guy Roger, sull’Equipe: Bortolussi 5,5 - Canavosio 5, Canale 5,5, Masi 6, Pratichetti 4 - De Marigny 4, Troncon 6 - Vosawai 4, Bergamasco 6, Parisse 6 - Bortolami 5, Del Fava 4 - Castrogiovanni 5, Ghiraldini 5, Lo Cicero 5. Qualche cifra riportata dallo stesso giornale sportivo francese: l’Italia ha perso 9 palloni nei primi 35 minuti e 6 nel primo quarto d’ora della ripresa, Bortolami è stato ammonito dopo 8 minuti ottenendo il giallo più rapido di questi Mondiali.

italia-portogallo rugbyL’organizzazione della World Cup ha reso note le cifre sul pubblico finora. Nei primi 19 match della manifestazione gli stadi sono stati riempiti per l’89 per cento della capienza, che diventa 94 per cento per le partite su suolo francese. La partita meno seguita è risultata Fiji-Canada a Cardiff, alle quale hanno assistito 21.175 spettatori, solo il 29 per cento della capienza del Millennium.

All Blacks in maglia d’argento. La canzone di Chabal e giapponesi con la musica. Entusiasmo fijiano

Thursday, September 20th, 2007

il-diario-dei-mondiali.jpgGiovedì 20 settembre.

Non voglio commentare la penosa prova degli azzurri contro i dilettanti del Portogallo. Spero solo che contro la Scozia sarà un’Italia diversa.

Gli All Blacks giocheranno per la prima volta nella loro storia in maglia colore grigio argento, domenica contro la Scozia a Murrayfield, mantenendo però i loro tradizionali pantaloncini neri. La maglia color argento sostituisce la maglia bianca che ha rappresentato la loro seconda divisa negli ultimi anni e sarà utilizzata anche in caso di sfida contro la Francia, in quanto la Nuova Zelanda è arrivata in ultima posizione nel sorteggio svolto prima dei Mondiali per decidere squadre “in casa” e “in trasferta” durante la manifestazione.

chabal maniaIn Francia è sempre più Chabal-mania. Il “divin barbu”, dopo la prova contro la Namibia, ha visto salire ulteriormente la sua popolarità. La sua manager, Karine Rossigneux, afferma che da lunedì mattina il suo telefono non smette di squillare. “I nuovi contratti di sponsorizzazione di Sébastien verranno firmati dopo i Mondiali, vogliamo scegliere con calma”, ha spiegato, “siamo particolarmente sollecitati da marchi di prodotti per bambini, fra i più piccoli Chabal è già un idolo. Invece abbiamo già rifiutato diverse offerte da parte di ditte di materiale edile e di attrezzi da officina e di un’importante azienda di traslochi. Non vogliamo che la sua immagine si orienti verso quel settore”. Intanto comincia a girare la canzonetta “Chabal, y va tamponner”, base di ritmi tropicali, sulla falsariga di “Zidane, y va marquer”. Facile che diventi uno dei tormentoni di Francia 2007.

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A proposito di canzoni. Allenamento a porte aperte del Giappone, i giornalisti scoprono allora che la squadra si allena mentre degli altoparlanti diffondono musica ad alto volume. Spiega John Kirwan: “E’ una tattica che ho scoperto in Italia. Anche lì alcuni dei nostri ragazzi faticavano a comunicare in campo non essendo abituati ad un pubblico numeroso e rumoroso. E’ un modo per abituarli al rumore”.

fiji rugbyL’unico fotografo delle Isole Fiji accreditato ai Mondiali era a Tolosa quando gli isolani hanno sconfitto il Giappone. Preso dall’entusiasmo si è precipitato in campo per complimentarsi con i giocatori prima, durante e dopo la partita. Alla fine ha anche svolto il giro d’onore assieme a Little e compagni. Rischiava una grave sanzione disciplinare, ma l’organizzazione è stata clemente.

Qualche numero sulla World Cup

Wednesday, September 19th, 2007

rugby georgia350.000 - i turisti (da 57 paesi) attesi in Francia in occasione della manifestazione.

110.000 - gli abitanti delle Isole Tonga, la più piccola nazione fra quelle presenti ai Mondiali.

38.000 - le persone impiegate alla sicurezza per la manifestazione, fra i quali 27.000 poliziotti e gendarmi, 1500 militari in appoggio, 5000 pompieri.

20.000 - i tifosi che si sono raccolti nella piazza principale di Tbilisi per seguire Georgia-Irlanda su un maxi-schermo. Dopo i primi due match della World Cup i “Lelos” sono divenuti eroi nazionali in patria.

4.000 - i giornalisti accreditati.

14 - i medici presenti ad ogni match: due infermieri, otto medici specializzati (ortopedici, rianimatori etc.), quattro addetti per le due ambulanze.

mark gerrard infortunio12 - i titolari sostituiti dal tecnico Malkhaz Cheichvili nella Georgia che ha affrontato l’Irlanda rispetto a quella vista contro l’Argentina. Nell’uno o nell’altro caso, quindi, è scesa in campo una Georgia B e questo renda ancora più eclatanti i risultati dei “Lelos”.

11 - i giocatori di origine tongana che disputano i Mondiali in un’altra Nazionale rispetto a quella di Finau Maka e Viliami Vaki.

10 - i giocatori dello Stade Français schierati da Bernard Laporte in Francia-Namibia a Tolosa.

1 - i minuti giocati da Mark Gerrard (foto) in Australia-Giappone. “Gregan mi aveva detto di calciare in touche e avrei fatto bene ad ascoltarlo, io invece ho voluto correre con la palla e al primo placcaggio mi sono infortunato”. Ginocchio ko e Mondiale finito per l’ala australiana.