Pugni e peae
Saturday, October 25th, 2008
Non se ne può più di tutta questa retorica sul rugby. Il nostro è e sarà sempre lo sport più bello del mondo, ma una certa immagine che si sta diffondendo ultimamente è, diciamo la verità, un po’ troppo melensa. Cioè che tutti in campo siano così gentiluomini, così rispettosi delle regole.
Chi di partite ne ha giocate o viste tante, sa bene che in campo – una volta ancor più di ieri – può succedere di tutto. Pure la rissa fa parte del gioco e quando capita capita, e – diciamoci ancor più la verità – al pubblico non è che dispiaccia. Magari non è molto educativa…
Ecco nel video cosa hanno combinato Toulon e Stade Français in uno dei primi match del campionato francese quest’anno. E sentirete il commentatore televisivo che accenna alla “bagarre” come nella “più pura tradizione del club rossonero” al Mayol, il mitico stadio in riva al mare di Tolone.
Capita spesso, insomma, che ci sia bisogno di spiegarsi bene in campo, soprattutto fra gli avanti. Quando succede, in Veneto si dice “pugni e peae”.
Nella foto: come fu ridotto Kieran Roche da Perry Freshwater, in un Perpignan-London Irish di Heineken Cup del dicembre 2007. Poi Freshwater fu squalificato per sole quattro settimane. In alto invece l’australiano James Horwill alle prese con la mischia della Francia nel test di luglio.
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In italiano si dice banalmente “finta” o “cambio di passo”. In inglese side-step. I francesi, più romantici, a volte lo chiamano pas de dance. Nel rugby veneto, però, si dice schinca, o qualche volta schivanea (con l’accento sulla e, of course). Bella parola, quasi onomatopeica, che rende proprio l’idea del movimento dell’attaccante. Gambe flesse impercettibilmente, torso e spalle che ingannano il difensore, scatto laterale.
Ricordiamo che “schinca” è stato anche il soprannome di alcuni giocatori specializzati nel gesto. “Schinca” (o anche “pua”) era chiamato Stefano Bettarello, ma Schinca è soprattutto Massimo Brunello, ex trequarti del Rovigo e otto volte della Nazionale (nella foto, da allenatore del Badia). Ancora si ricordano le schinche di Brunello nel contrattacco decisivo della prima finale dei playoff, nel 1988 a Roma contro il Benetton. La meta alla fine la segnò Ravanelli, finì 9-7 per Rovigo.
Dicesi “baea-omo”, nel vocabolario rugbistico veneto, una particolare situazione che si può verificare fra i trequarti (ma non esclusivamente). E cioè quando un giocatore, perchè pressato o vedendosi arrivare contro un placcatore feroce, si libera avventatamente dell’ovale passandolo ad un compagno a sua volta sotto pressione: questi riceve praticamente in contemporanea il pallone – “baea” – e il placcaggio dell’avversario – “omo”. L’impatto, essendo l’attaccante tutto preso dal ricevere il pallone, può avere effetti dolorosi. Come si può immaginare, il placcato nutrirà eterna riconoscenza al compagno che si è liberato dell’ovale bollente. Si racconta di “bae-omo” servite intenzionalmente a compagni antipatici, ma sono casi-limite.