Frontino
Wednesday, July 11th, 2007
Non è certo una parola usata esclusivamente in Veneto, ma mi piaceva inserirla nel mio dizionario personale. Il frontino, per chi non lo sapesse, è l’azione con la quale il portatore di palla si difende dal tentativo di placcaggio, allungando la mano sulla faccia del difensore.
La fronte dell’avversario, idealmente, sarebbe l’obiettivo del gesto, ma tanto meglio se si va a schiacciare il palmo sul naso, oscurando gli occhi… Ovviamente alla fin fine si becca dove capita.
Un frontino ben assestato è una bella soddisfazione per l’attaccante, tanto quanto un’umiliazione per il difensore che lo subisce.
Frontino si traduce in inglese rugbistico, più o meno, “hand-off”; in francese non lo so. Anzi se a qualcuno viene in mente, mi interesserebbe saperlo.
Un bel frontino di Sione Lauaki (uno specialista, come molti isolani). La vittima non è uno qualunque, ma Richie McCaw.
Se poi ne volete vedere ancora, ecco ancora Lauaki in azione: http://www.youtube.com/watch?v=nxAimFota80
In italiano si dice banalmente “finta” o “cambio di passo”. In inglese side-step. I francesi, più romantici, a volte lo chiamano pas de dance. Nel rugby veneto, però, si dice schinca, o qualche volta schivanea (con l’accento sulla e, of course). Bella parola, quasi onomatopeica, che rende proprio l’idea del movimento dell’attaccante. Gambe flesse impercettibilmente, torso e spalle che ingannano il difensore, scatto laterale.
Ricordiamo che “schinca” è stato anche il soprannome di alcuni giocatori specializzati nel gesto. “Schinca” (o anche “pua”) era chiamato Stefano Bettarello, ma Schinca è soprattutto Massimo Brunello, ex trequarti del Rovigo e otto volte della Nazionale (nella foto, da allenatore del Badia). Ancora si ricordano le schinche di Brunello nel contrattacco decisivo della prima finale dei playoff, nel 1988 a Roma contro il Benetton. La meta alla fine la segnò Ravanelli, finì 9-7 per Rovigo.
Dicesi “baea-omo”, nel vocabolario rugbistico veneto, una particolare situazione che si può verificare fra i trequarti (ma non esclusivamente). E cioè quando un giocatore, perchè pressato o vedendosi arrivare contro un placcatore feroce, si libera avventatamente dell’ovale passandolo ad un compagno a sua volta sotto pressione: questi riceve praticamente in contemporanea il pallone - “baea” - e il placcaggio dell’avversario - “omo”. L’impatto, essendo l’attaccante tutto preso dal ricevere il pallone, può avere effetti dolorosi. Come si può immaginare, il placcato nutrirà eterna riconoscenza al compagno che si è liberato dell’ovale bollente. Si racconta di “bae-omo” servite intenzionalmente a compagni antipatici, ma sono casi-limite.