Archive for the ‘Coppe Europee 2007-2008’ Category

L’Irfu cerca il successore di O’Sullivan, tutti gli irlandesi vogliono Kidney

Sunday, April 13th, 2008

o'sullivan rugbySi è aperta in Irlanda la corsa alla successione di Eddie O’Sullivan (nella foto), silurato dopo la brutta figura del XV del trifoglio ai Mondiali e al Sei Nazioni. La IRFU sembra intenzionata ad affidarsi ad un santone con grande appeal internazionale. C’entrano anche questioni di immagine: dopo che la Nazionale di calcio ha messo sotto contratto Giovanni Trapattoni (con Tardelli e Brady nel suo staff), nell’isola del boom economico il rugby vuole dimostrarsi all’altezza dei concorrenti quanto a capacità economiche e imprenditoriali.

Fra i potenziali candidati alla panchina dell’Irlanda ci sono il campione del mondo Jake White, l’ex All Black John Mitchell e l’australiano Eddie Jones. Nell’ultima settimana è emerso anche il nome dell’altro sudafricano Heineke Meyer, già allenatore dei Bulls, del quale si era parlato anche come successore di White agli Springboks.

kidney rugbyL’opinione pubblica irlandese però è tutta a favore di un coach casalingo, e cioè il guru del Munster Declan Kidney (foto). Dopo il successo dei rossoblù a Gloucester, nei quarti di Heineken Cup, la stampa si è schierata unanime a favore di Kidney, capace ancora una volta di azzeccare mosse azzardate nel XV titolare (lasciando in panchina gente come Peter Stringer) e di preparare il match nel modo migliore.

Vittoria del Munster 16-3 su uno dei campi oggi più duri d’Europa, con la meta di Doug Howlett nel video. L’Irfu renderà nota la sua decisione probabilmente già la prossima settimana.

Raccontiamo che cosa è il terzo tempo, quello vero (e pure con Martin Johnson)

Tuesday, December 11th, 2007

martin-johnson-casetta.jpgDopo tanto parlare per le decisioni del calcio, sabato scorso il giornale per il quale scrivo mi ha chiesto di raccontare il “terzo tempo” della partita di Heineken Cup fra Benetton e Dragons. Nello sport più popolare in Italia se la sono cavata con un saluto (obbligatorio) alla fine della partita, io nel mio piccolo ho cercato di spiegare che quello del rugby è proprio un approccio diverso nei confronti dello sport. Mi domando poi se è giusto tutto questo interesse attorno all’etica della palla ovale: non è la cosa più normale e scontata del mondo che lo sport sia un modo per stare insieme? Ecco comunque il pezzo uscito sul Corriere del Veneto di domenica 9 dicembre. 

La partita è finita da un’oretta. Un match teso fino all’ultimo, che i gallesi del Newport hanno portato a casa per soli due punti e dopo anche qualche vigorosa scazzottata con i trevigiani. La club-house dello stadio di Monigo, una struttura un po’ rustica che tutti chiamano semplicemente “casetta”, è affollata. Ci sono i giocatori del Benetton, le morose e le mogli, parecchi bambini che scorrazzano e pure qualche bebè, come il figlio dell’ex All Black Nathan Mauger che è nato proprio a Treviso appena tre mesi fa. Mike Horak spinge una carozzina, Brendan Williams si coccola la piccola Chanel. Gli ospiti, i “Dragons”, vestono casual con camicia rosa e maglioncino blu con il logo dello sponsor. Hanno apprezzato le lasagne e si complimentano con il signor Vinicio, che ha in carico l’organizzazione del dopo-partita.

Un tipo sui quaranta ordina una birra - “the big one, please” - e un panino: è l’arbitro inglese della partita. Dirigenti, allenatori, amici, sono tutti qui. E anche un paio di tifosi del Benetton davvero speciali. Uno è un armadio a tre ante ed è incollato al televisore, si chiama Martin Johnson ed è stato il capitano dell’Inghilterra quando il XV della Rosa vinse i Mondiali quattro anni fa (nella foto in alto). Per stazza e prestigio, un monumento del rugby mondiale. Danno la partita del Leicester, la sua squadra per una vita. Il signor Johnson, il babbo di Martin e di Will, che gioca nel Benetton, veste una maglietta biancoverde del Treviso e ha l’allegria affabile degli inglesi con un paio di pinte in corpo. Ecco il terzo tempo. Qualcosa di banale e allo stesso tempo straordinario: stare insieme, mangiare e bere allo stesso tavolo, recuperare la dimensione della socialità dopo che per 80’ ci si è sfidati contendendosi ogni metro di terreno, senza risparmio. Gli isterismi del calcio sono lontani anni luce dalla “casetta” di Monigo.

benetton-dragons.jpgEppure Treviso avrebbe pure di che recriminare. La vittoria in Heineken Cup sembrava ormai realtà quando i biancoverdi erano riusciti a sorpassare i gallesi sul 33-32 a soli 5’ dal termine. Marius Goosen aveva messo dentro un piazzato non facile. E al momento dell’esecuzione tutto il pubblico, sia quello che tifava Benetton che quello per Newport, aveva fatto silenzio per favorire la concentrazione del calciatore. Gli ospiti pensavano di avere già chiuso la pratica dopo la quarta meta realizzata ad inizio ripresa per un rassicurante 32-13. Ma con un parziale di 20-0, complice il cartellino giallo a Rhys Thomas, Brendan Williams e soci avevano rovesciato lo score e strappato applausi con due brillanti azioni collettive concluse con le zampate di Borges e Sgarbi.

In extremis, però, Ceri Sweeney risistemava tutto per i Dragons, a loro volta affamati del primo successo in Heineken. Il suo drop valeva il 35-33 definitivo. Un finale da far saltare i nervi. Qualche decisione dell’arbitro inglese non è stata proprio limpidissima. Franco Smith a fine match: “Abbiamo regalato ai gallesi almeno un paio di mete, non è mancata l’organizzazione difensiva ma proprio il placcaggio nell’uno-contro-uno. Dell’arbitro non voglio parlare, certo il rugby italiano deve ancora guadagnarsi considerazione in Europa”.

Nel rugby (quasi sempre, esistono naturalmente le eccezioni) tutto finisce lì, con l’uscita delle squadre dal campo. Del terzo tempo si è parlato per tutta la settimana dopo la decisione del calcio di adottare un cerimoniale post-partita all’insegna del fair play, ma in realtà per il rugby la regola non è mai stata codificata. Il terzo tempo non è il saluto obbligatorio fra i giocatori alla fine del match. Il terzo tempo è un approccio allo sport. Sono le birrette, le lasagne, il tempo della riflessione e dello scherzo. Ma è anche il silenzio del pubblico al momento del calcio piazzato. Il rispetto dei giocatori nei confronti delle decisioni dell’arbitro. E’ andare allo stadio come si va ad una sagra paesana. Tutto qui, “solo” e semplicemente questo.

Ps. Devo dire che Martin Johnson visto da vicino è una montagna ed è brutto da far paura. Gli mancano solo gli elettrodi attaccati sul collo e sarebbe Frankenstein. Ma non ditegli che ho detto questo di lui.

Benetton, peccato. Passa Perpignan ma con l’Heineken Cup il pubblico si diverte

Sunday, November 18th, 2007

benetton-perpignan-2.jpgLa corsa del Benetton si ferma ancora una volta all’ultimo chilometro, quando i biancoverdi vedono già il traguardo del successo in Heineken Cup atteso da più di due anni. Mentre si consumano i minuti finali e il Perpignan conduce 22-17, Treviso spende all’attacco le ultime risorse del cuore e delle gambe dopo un match durissimo ma combattuto finalmente ad armi pari. Un’iniziativa di Palmer viene arginata in extremis dai francesi, poi su una touche persa si spegne l’ultima speranza biancoverde ed anzi arriva la beffa della meta di Ladhuie sul contrattacco: 29-17 il finale, e bonus per il Perpignan.

“Ci abbiamo creduto fino alla fine e il risultato è troppo pesante”, rileva l’allenatore Franco Smith, riassumendo la frustrazione di tutto l’ambiente trevigiano, “ma abbiamo fatto un nuovo passo in avanti sia sul piano del gioco che su quello del carattere. Certo non andiamo in Heineken Cup solo per partecipare, ci manca la vittoria”. Il Benetton ci riproverà alla ripresa del torneo (l’8 dicembre a Monigo contro i gallesi Dragons, dopo l’intermezzo di campionato con Calvisano e Gran Parma), ripartendo però dalla prova decisamente confortante per la solidità della conquista, il rigore tattico e la vivacità del gioco al largo. E ripartendo anche da una delle mete più belle che il pubblico biancoverde - numeroso oggi, ma freddino nel confronto con i colorati supporters catalani - ricordi: controffensiva dalla propria area dei 22 ispirata dalle frecce Borges e Williams e chiusa da De Jager dopo una sequenza di dodici passaggi.

benetton-perpignan.jpgIssatosi 11-3 alla fine del primo tempo, approfittando anche della superiorità numerica per il giallo a Plante, il Benetton si illudeva. Ma nella ripresa il Perpignan risaliva nel punteggio, a sua volta con la complicità dell’ammonizione a De Gregori ma soprattutto grazie alla migliore tenuta atletica e allo spessore dei ricambi. Per dire: quando usciva la dinamite Tuilagi, i francesi inserivano il ruvido nazionale scozzese Hines
Dal 14-15 (piazzato di Goosen da uno spunto di Barbieri) Treviso scivolava al 14-22 con la meta ammazza-partita dei francesi al 25′, prima però della orgogliosa reazione degli uomini di Smith nel finale.

Qualche spunto interessante per Nick Mallett, neo-tecnico della Nazionale azzurra in tribuna a Monigo. “Il Benetton ha sciupato qualche occasione di troppo e il Perpignan si è dimostrato più abituato a gestire la pressione”, ha detto il sudafricano, “quanto ai giocatori di interesse per la Nazionale, mi sono sembrate positive le prove di Barbieri, Costanzo e Semenzato, mentre gli infortuni non permettono di giudicare le seconde linee (Antonio ed Enrico Pavanello, ndr). Marcato? Niente di speciale ma non ha commesso errori, questo è un buon punto di partenza su cui cominciare a lavorare”.

Sale e Perpignan, sabato spettacolare in Veneto con le Coppe Europee

Friday, November 16th, 2007

brendan williamsGli inglesi del Sale a Padova (ma senza l’”orco” Sébastien Chabal in vetrina), i francesi del Perpignan a Treviso: le coppe europee riportano sabato il grande rugby negli stadi del Veneto, riaccendendo la passione dei tifosi rispetto ad un campionato che stenta a catalizzare l’interesse del grande pubblico. Peccato per la coincidenza dei due match, che costringerà qualche spettatore ad una difficile scelta, mentre Nick Mallett, neo allenatore dell’Italia, sarà in tribuna a Monigo.

Al Plebiscito non ci sarà Chabal, che il Sale tiene a riposo dopo che il francese ha giocato nella sfida d’esordio di Challenge, vinta contro Montpellier. “Chabal è un grande fenomeno mediatico, il suo personaggio rientra nell’ostentazione muscolare e nell’appeal del selvaggio, del gladiatore, che sono in voga nel rugby di oggi”, afferma Vittorio Munari, direttore generale del Benetton e commentatore di Sky. La voce di un accordo fra Carrera e Sale affinchè Chabal venisse impiegato per accontentare il pubblico è stato smentito dal club padovano. Rimandato anche l’esordio fra gli Sharks dell’All Blacks Luke McAllister; in panchina Hodgson. Sconfitto con onore nell’esordio in Challenge, il Carrera continua a lamentare una lunga serie di infortuni ma recupera Giacomo Preo in mediana, in coppia con il giovane Billot.

hodgsonIn Heineken il Benetton ritrova il Perpignan e i calorosi tifosi catalani. Fra out la star Percy Montgomery, trionfatore della World Cup, ma nel XV titolare sono comunque ben sette i reduci dal Francia 2007. Fuori Picone e Heidtmann, in panchina Mauger, Smith dà spazio in mediana a Semenzato e Marcato, osservati speciali di Mallett. “Nonostante le recenti sconfitte, stiamo facendo continui progressi”, spiega Munari, “al di là dei risultati immediati il nostro è un progetto di gioco a lungo termine. Affronteremo il Perpignan a viso aperto, muovendo la palla al largo”. Occhio al metronomo Rosalen e all’emergente Chouly.

Assurdo che si giochino praticamente in contemporanea due sfide di interesse a soli cinquanta chilometri di distanza: kick-off alle 14,30 a Monigo e alle 15 al Plebiscito. Inevitabilmente Carrera e Benetton si sottrarranno qualche tifoso, considerato che sono particolarmente le coppe europee a smuovere gli appassionati dalle capitali, grandi e piccole, del rugby regionale. “I club comunicano d’estate gli orari di preferenza per le gare interne, francamente non abbiamo pensato alla possibilità di una coincidenza con le partite del Benetton”, spiega Corrado Covi, manager del Petrarca. Anche Munari alza le spalle: “Di certo qualche padovano sarebbe venuto a Treviso, e viceversa. Ma non possiamo farci niente, avremmo dovuto decidere di anticipare o posticipare la gara quando ancora non conoscevamo il calendario della Challenge Cup”.