Archive for the 'Brusaporco Rugby Club' Category

Intervista ad Andrea Marcato, eroe per un giorno. “Grazie Mallett, con il Sei Nazioni sono cresciuto”

Wednesday, March 19th, 2008

marcato rugbyDal Corriere del Veneto del 19 marzo 2008.

Si racconta che Nick Mallett, pochi giorni dopo il suo arrivo alla guida della Nazionale azzurra, riservò ai tecnici federali una severa rampogna. Succo del discorso: “Ma cosa avete fatto negli ultimi cinque anni, se da quando si è ritirato Diego Dominguez l’Italia non ha ancora un’apertura di livello internazionale?” Ed in effetti dall’addio alle scene del mago di Còrdoba l’eredità della maglia numero 10 è stato il grande rebus irrisolto del rugby azzurro, inducendo azzardi e scorciatoie ma senza che emergesse la personalità di un affidabile regista.

Anche per questo Andrea Marcato si ritrova oggi puntati addosso gli occhi di tutti: il drop che ha regalato il successo contro la Scozia è nel repertorio delle migliori aperture e forse l’Italia potrebbe avere finalmente trovato la chiave del rebus. Eroe per un giorno e un po’ per caso, questo “tosato” da Selvazzano dalla faccia pulita e i capelli sempre spettinati vive però l’improvvisa popolarità con i piedi ben saldi per terra.

marcato azzurro“Non ho letto i giornali, non ho guardato la televisione e al telefono rispondo solo agli amici, anche su consiglio di chi ha vissuto queste situazioni prima di me, come Mirco Bergamasco, racconta Marcato a conclusione dell’allenamento del Benetton, alla Ghirada, “già da lunedì sono tornato a Treviso ad allenarmi. Sono state emozioni bellissime, ma la vita continua uguale a prima. Anzi devo guadagnarmi il posto per il campionato, c’è Davide Duca che in Coppa Italia ha giocato molto bene”.

Cosa ti resterà del tuo primo Sei Nazioni?
“La gioia dopo il drop rimarrà sempre un momento indimenticabile. Più concretamente è stata un’importante esperienza di crescita: inizio a capire cosa significa il rugby internazionale e a prendere consapevolezza delle mie potenzialità. Mallett mi ha dato quella fiducia che non avevo sentito quando Berbizier mi aveva chiamato. A quel tempo ero solo un giovane in prova e mi sentivo un po’ fuori posto, Nick invece è stato chiaro, ha detto fin da subito che il numero 10 titolare sarebbe stato Masi ma che credeva in me, sia come estremo che come eventuale sostituto all’apertura”.

Mallett dice però che sei troppo leggero.
“Ne ho già parlato con i preparatori e quest’estate mi metterò di impegno in palestra. Negli ultimi anni sono già passato da 78 chili ad 82, ma è una faticaccia. Naturale che se avessi le qualità tecniche di Wilkinson il problema non si porrebbe…”

Facciamo un passo indietro. Come hai cominciato?
“Mio papà e mio zio erano ex giocatori e allenatori del Selvazzano e ad otto anni mi portarono al campo con gli “ovetti”. Poi a quindici anni passai al Petrarca, con cui vinsi diversi scudetti giovanili (nel 2001 a Livorno la finale under 21 fu fra Padova e L’Aquila e Marcato vinse nettamente il confronto con Andrea Masi, apertura degli abruzzesi; due mete e un drop per Marcato, ndr). La nostra generazione era dotata: c’erano Ghiraldini, Mirco Bergamasco, Rizzo, Chillon. Ho avuto ottimi allenatori come Arturo Bergamasco e Ravanelli, poi Cavinato nella Nazionale under 21 e Artuso che mi ha fatto esordire in prima squadra “.

Al Petrarca però le cose non hanno funzionato.
“All’inizio sì, avevo esordito in prima squadra e stavo ritagliandomi un mio spazio. Nel 2004-2005, però, con Sauton le cose sono andate così male che avevo perfino perso la voglia di giocare, è stata una stagione da buttare. Il problema non era quello di giocare in ruoli non miei, mi andava bene anche giocare mediano di mischia, ma di farlo con un criterio, con una logica. Così sono venuto a Treviso, ben sapendo che con Franco Smith e Goosen davanti non sarebbe certo stato facile giocare apertura. All’inizio ho lavorato soprattutto sulla crescita fisica e atletica, poi pian piano sono riuscito ad ottenere un buon minutaggio. Essere qui con Goosen è molto importante, lui secondo me è il giocatore più forte del campionato italiano e mi ha insegnato un sacco di cose”.

Futuro?
“Intanto c’è il Benetton e una corsa allo scudetto che non sarà per niente facile. Ho un altro anno di contratto a Treviso, poi vedremo. Certo giocare in Francia o in Inghilterra è il sogno di ogni rugbista. Finora però il problema non si è posto neppure, dato che offerte dall’estero non ne ho mai avute”.
Dopo quel drop, però, potrebbero arrivare…

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Sette giorni di cattivi pensieri. Ma quel drop di Marcato…

Monday, March 17th, 2008

Da domenica a domenica, sono stati sette giorni pieni pieni di rugby. Ed anche sette giorni di cattivi pensieri, come titola la sua rubrica Gianni Mura su Repubblica. Quel drop di Andrea Marcato (ma mettiamoci anche le risate di un pranzo con le glorie del San Donà: veraci ambienti da palla ovale) è stata però un’emozione che ha scacciato vai ogni dubbio: fioi, il rugby resta lo sport più bello del mondo.

fra-ita-per-blog2.jpgCominciamo da Parigi. Penultima del Sei Nazioni, Stade de France sempre un bell’impianto anche se un po’ freddino rispetto ai templi anglosassoni. La Marsigliese fa sempre venire i brividi: lo senti che dietro c’è davvero un popolo, un paese. La Francia però schiera contro di noi una sorta di seconda squadra, e regala migliaia di biglietti per riempire lo stadio. Siamo sempre i figli di un dio minore. Giochiamo male ma teniamo testa ai francesi. Quando però Lievremont decide che è ora di smetterla con gli esperimenti, inserisce qualche vecchia volpe come Bonnaire, Clerc e Traille e la sfida finisce. La prova degli azzurri mi lascia con un senso di impotenza. La Francia resta lontanissima, al di là del punteggio finale.

itaunder20.jpgVenerdì sera a Mogliano, Italia-Scozia under 20. Con il boom interesse attuale spesso mi viene da pensare che qualcuno ha un po’ perso la testa. Me lo chiedo anche venerdì, quando vedo i prezzi dei biglietti: 15 euri (che diventano 17 con i simpatici diritti di prevendita) per un posto in piedi, 26 per un posto a sedere! Per una partita di under 20?!?! E lasciamo stare il fatto che la coda al botteghino sia di una ventina di minuti… La partita non è brutta. Fisicamente l’Italia è decisamente superiore, è anche ben schierata in campo, ma non riesce ad imporsi perchè gli scozzesi hanno maggiori capacità individuali (le famose skills) e sono più furbetti, sentono meno la pressione. Alla fine la spuntiamo noi, con un calcio di Bocchino. Cognome infelice, ma bel giocatore.

marcato rugbySabato gli azzurri alla tivù. Che gioia, tanto più che a confezionare il pacchettino è Andrea Marcato, un ragazzo dei nostri. E poi il drop è un gesto tecnico fantastico, difficilissimo (avete mai provato?) e indifendibile: guarda la faccia del ciccio scozzese sull’esecuzione di Marcato, e la disperazione di Parks nel tuffo. Serve a niente, se l’apertura si mette a zero, contro il drop non puoi difendere (ma quella che ha portato al calcio di rimbalzo di Marcato non sembrava un’azione molto pianificata a tavolino…). Altro cattivo pensiero, però: il livello tecnico di questo Sei Nazioni è stato bassissimo. Niente a che vedere che la rudezza di certe partite di Heineken Cup o dei campionati inglesi e francesi. Tanto per fare fantarugby, temo che l’Italia contro il Leicester rischierebbe di prendere 30 punti… Non a caso il Galles ha fatto il grande slam selezionando il blocco dei giocatori degli Ospreys.

italia under 18Domenica, infine, Italia-Romania per gli Europei under 18 a San Donà, una delle capitali del rugby, quello vero, autentico e sano dei bei tempi. Nel pranzo pre-partita, trascinati da “Caio” Benetton, le glorie biancazzurre si esibiscono in un paio di esilaranti canti da spogliatoio dedicati alla sindachessa di San Donà. Poi gli azzurrini fanno bene contro la Romania, avversaria comunque determinata e fisica (foto di Anna Midena). Altro nome da segnare: Tommaso Benvenuti, apertura-centro-estremo del Benetton.

Un rugbista da Oscar. Un ex-San Donà alla guida dei Pumas. Un feltrino nella Francia

Thursday, March 6th, 2008

bardem-rugby.jpgLe vie del rugby sono infinite. Si intrecciano, si rincorrono tortuosamente, poi tornano sempre lì, attorno alla magia di un pallone ovale.

Capita di scoprire, ad esempio, che uno dei più grandi attori degli ultimi tempi, lo spagnolo Javier Bardem, sia stato in gioventù un rugbista con il Rc Liceo Francès di Madrid e con la Nazionale under 17 del suo paese (nella foto). Giocava pilone o seconda linea. Sfortunata la sua apparizione con la Spagna, sconfitta dai pari età del Portogallo 10-9 a Leon.

bardemStraordinaria la prova di Bardem - che infatti gli è valsa un Oscar - nell’ultimo film dei fratelli Coen, “Non è un paese per vecchi”, nel quale lo spagnolo è l’inquietante killer Anton Chigurh (nella seconda foto). L’avevo anche apprezzato però in “Mare dentro”, “Goya” e “Prima che sia notte”.

Intanto, tornando all’attualità, scopro anche che una vecchia conoscenza del rugby veneto è il principale candidato a guidare i Pumas dopo la partenza di Loffreda, oggi sulla panchina del Leicester. Si tratta di Fabian Turnes (nella foto a sinistra), che giocò a San Donà nell’89-90 nell’epoca in cui diversi argentini transitarono dalle parti del Piave, come Tati Milano, Pitinari e Ambrosio. Me lo turnesricordo molto dotato tecnicamente e con quella cattiveria maliziosa che spesso caratterizza i rugbisti argentini. Si attende a giorni l’ufficialità, ma pare ormai certo che Turnes, allenatore della selezione regionale di Buenos Aires, sarà l’allenatore della Nazionale bianco-azzurra in coppia con Santiago Phelan, che aveva guidato l’Argentina A nelle ultime due stagioni.

barcellaE scopro infine che uno dei debuttanti nella Francia contro l’Italia domenica, Fabien Barcella, è di origini venete, l’ennesimo di una lunga serie di rugbisti transalpini di successo. Il nonno di Barcella, che si chiamava Giuseppe Fregona, emigrò da Villaga presso Feltre nel primo dopoguerra, informa il Gazzettino. “Esordire proprio contro l’Italia, il paese da cui ha origine la mia famiglia, mi dà una sensazione particolare”, ha detto Barcella, che gioca nell’Auch dopo aver vestito anche la maglia dello Stade Toulousain, “gli azzurri hanno un’ottima prima linea, non sarà per niente facile per noi della mischia”.

Francia-Italia, quella fantastica meta di Croci a Grenoble…

Tuesday, March 4th, 2008

Francia-Italia si avvicina. Per gli azzurri del rugby è questa la sfida storica, quella che racchiude maggiori suggestioni. Sperando che sia beneaugurante, ho deciso di postare la meta firmata da Giambattista Croci nell’indimenticabile partita di Grenoble, quando l’Italia vinse 40-32. Di proposito ho fatto partire le immagine dal calcio di allontanamento della Francia, perchè fu tutto lo sviluppo dell’azione ad essere entusiasmante per continuità e sostegno, con un Paolino Vaccari irresistibile. La più bella meta azzurra all-time?

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I ruoli del rugby e il “caigo” veneto. Il rugby secondo Marco Paolini

Friday, February 29th, 2008

Ho deciso di postare un altro pezzettino dello spettacolo “Aprile ‘74 e 5″ di Marco Paolini, questa volta nella versione trasmessa su La7 dal Fillmore (quello di Cortemaggiore, Piacenza, non quello di San Francisco, California). Qui Paolini ci parla dei ruoli del rugby e del “caigo” della pianura padana. E scandisce il coro “Magliette rosse”: per chi non la avesse ancora capito, lo spettacolo si rifà alla straordinaria storia della Tarvisium anni Sessanta e Settanta. A favore dei non veneti “caigo” non è nient’altro che la nebbia; dal latino “caligo - caliginis”.

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