Archive for the ‘Brusaporco Rugby Club’ Category

L’Irfu cerca il successore di O’Sullivan, tutti gli irlandesi vogliono Kidney

Sunday, April 13th, 2008

o'sullivan rugbySi è aperta in Irlanda la corsa alla successione di Eddie O’Sullivan (nella foto), silurato dopo la brutta figura del XV del trifoglio ai Mondiali e al Sei Nazioni. La IRFU sembra intenzionata ad affidarsi ad un santone con grande appeal internazionale. C’entrano anche questioni di immagine: dopo che la Nazionale di calcio ha messo sotto contratto Giovanni Trapattoni (con Tardelli e Brady nel suo staff), nell’isola del boom economico il rugby vuole dimostrarsi all’altezza dei concorrenti quanto a capacità economiche e imprenditoriali.

Fra i potenziali candidati alla panchina dell’Irlanda ci sono il campione del mondo Jake White, l’ex All Black John Mitchell e l’australiano Eddie Jones. Nell’ultima settimana è emerso anche il nome dell’altro sudafricano Heineke Meyer, già allenatore dei Bulls, del quale si era parlato anche come successore di White agli Springboks.

kidney rugbyL’opinione pubblica irlandese però è tutta a favore di un coach casalingo, e cioè il guru del Munster Declan Kidney (foto). Dopo il successo dei rossoblù a Gloucester, nei quarti di Heineken Cup, la stampa si è schierata unanime a favore di Kidney, capace ancora una volta di azzeccare mosse azzardate nel XV titolare (lasciando in panchina gente come Peter Stringer) e di preparare il match nel modo migliore.

Vittoria del Munster 16-3 su uno dei campi oggi più duri d’Europa, con la meta di Doug Howlett nel video. L’Irfu renderà nota la sua decisione probabilmente già la prossima settimana.

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Il Benetton ferma il Viadana, ma il gioco ancora non c’è

Sunday, April 6th, 2008

maul-benetton-viadana.jpg

Dal Corriere del Veneto del 6 aprile 2008.

Il Benetton ferma a Monigo il Montepaschi e rivede la testa del Groupama Super Ten, oggi con i biancoverdi in ritardo di un solo punto rispetto allo stesso Viadana. Ma sul piano del gioco Treviso dimostra invece preoccupanti limiti, pur mascherati dal mestiere e dalla concretezza.

“Siamo al 60%, ancora lontani dai nostri obiettivi”, rilevava l’allenatore Franco Smith a fine partita, “in ogni caso vedo molti progressi, abbiamo raggiunto una certa intesa e ora possiamo considerarci davvero una squadra”.

howarth.jpgGli ospiti ci hanno messo del loro con una sequenza di errori imperdonabile per una formazione con ambizioni da scudetto: emblematica alla fine del match la severa rampogna di Jim Love di fronte ai suoi giocatori, a testa bassa come scolaretti. “Troppe sciocchezze, e nessuno ha rispettato il piano di gioco che avevamo predisposto”, accusa il tecnico neozelandese, nerissimo. “Comunque il Benetton ha disputato un’ottima partita: ha difeso molto bene e usato il piede nel modo giusto, cosa che noi non abbiamo fatto”. Deludente la coppia mediana titolare composta da Howarth (nella foto) e McGrath, meglio nella ripresa Pilat-Brancoli.

La sfida si gioca a ritmi piuttosto bassi, quasi le due squadre vogliano nascondere le carte migliori per le mani davvero importanti, più avanti nella stagione. Viadana dà l’impressione di disporre di maggiori qualità individuali e di trame più chiare nel gioco al largo, ma rimanda continuamente la zampata decisiva. Il Benetton bada più a controllare che a offendere e affida la conquista del territorio al piede di Marcato e Goosen, al rientro dall’infortunio al collo.

Proprio da un calcio di allontanamento del sudafricano nasce la prima meta biancoverde: Robertson si impappina sulla pressione dei trevigiani, ovale recuperato e preciso cross-field kick di Marcato che pesca De Jager in area. Mentre le decisioni dell’arbitro padovano Marrama sono spesso criptiche (e raramente a favore del Benetton, tanto che le urla di protesta di Vittorio Munari echeggiano fino alla tribuna opposta), Treviso fatica ad ottenere palloni puliti dai raggruppamenti e dalle touche.

barbieri.jpgMa i campioni d’Italia sono terribilmente concreti e respingono la rimonta di Viadana prima con una meta di Goosen in chiusura di primo tempo (brutto il placcaggio in ritardo di Geldenhuys, che meritava il giallo) in chiusura di primo tempo e quindi alla mezz’ora della ripresa con un guizzo del vivace Robert Barbieri, fra i migliori (foto a fianco). Un calcio dell’ex Pilat a tempo scaduto fissa il 24-19 finale e frutta al Viadana il bonus difensivo.

Smith aveva annunciato nel XV di partenza Picone ed Orlando. Poi ha invece rischiato Goosen, ancora convalescente dall’infortunio al collo. “Non volevo fare pretattica, solo un incomprensione. Picone è una valida alternativa come centro, ma sta ancora recuperando da uno stiramento”.

Cinque italiani nei due XV titolari: Marcato, Semenzato e Costanzo fra i biancoverdi, Pace e Ferraro fra i gialloneri…

L’ultimo passaggio di Doro

Thursday, April 3rd, 2008

doro quaglioDal Corriere del Veneto del 3 aprile 2008.

Commozione e dolore uniscono il mondo del rugby italiano, orfano di Isidoro Quaglio, bandiera del Rovigo e ex giocatore ed allenatore della Nazionale azzurra. Colpito da un male incurabile, “Doro” ha passato il pallone per l’ultima volta ieri mattina. Lascia la moglie Gisella, la figlia Enrica e quel Rovigo che ha continuato a seguire da tifoso anche nei giorni più difficili della malattia.

Carismatico ed estroverso, Quaglio era però popolarissimo anche fuori del capoluogo polesano e non solo negli ambienti della palla ovale: nel 1963 aveva conquistato un titolo italiano di canottaggio nell’”otto con”, con i colori del Gruppo Sportivo Corazzieri al tempo del servizio militare. Avrebbe compiuto 66 anni il prossimo 11 luglio.

La sua carriera di seconda linea era cominciata prestissimo, appena sedicenne, quando viene scoperto e reclutato da “Maci” Battaglini nel quartiere di San Bartolomeo, tradizionale fucina di atleti rossoblù. I sei anni a Roma con i Corazzieri lo allontanano però dal rugby. Alla palla ovale ritorna nel ‘65 con la maglia del Bologna, prima di un’esperienza in Francia, seguendo la strada già aperta da Battaglini stesso, Malosti e Borsetto. A Bourgoin gioca e lavora come operaio in una fabbrica dove si imbottigliano acque minerali e bibite.

doro6kg9.jpgRientra fra i “bersaglieri” nel ‘69. Con il Rovigo disputerà nove stagioni, vincendo lo scudetto targato Sanson del 1976 (22 presenze in 22 partite) e disputando l’epico spareggio di Udine l’anno seguente. In una celebre foto Quaglio festeggia la vittoria a Brescia, decisiva per lo scudetto del ‘76, portato in trionfo dai tifosi rossoblù con un cappello piumato da bersagliere: è a questa immagine gioiosa che ha fatto riferimento la Rugby Rovigo nel messaggio di cordoglio inviato ieri alla famiglia.

Gioca 14 partite con la Nazionale fra il ‘70 e il ‘76, esordendo in Coppa Europa contro la Romania il 25 ottobre 1970 proprio nella sua Rovigo. Il suo nome è legato all’Italia anche per la sua breve esperienza di commissario tecnico, durata sole due partite. Era il 1977 ed in una difficile fase di transizione la Federugby scelse Quaglio come successore di Roy Bish, che aveva polemicamente abbandonato la panchina della Nazionale. Gli azzurri conquistarono una facile vittoria sulla Polonia, poi rimediarono una terribile scoppola dalla Romania, 69-0.

La squadra era decimata dai forfait e la Fir tanto assente che l’Italia si trovò costretta ad allenarsi in un parco pubblico, ma la pagina nera di Bucarest verrà sempre ricordata con amarezza da Quaglio, che non occuperà più ruoli di rilievo nel rugby nazionale. La sua carriera come allenatore sarebbe proseguita solo nelle serie minori con Cus Ferrara, Frassinelle e Villadose a fine anni Ottanta, ma la sua è stata sempre un’immancabile presenza sugli spalti del “Battaglini”.

Al Flaminio di Roma, poco meno di un mese fa, Quaglio aveva festeggiato con i compagni del tempo la storica tournée che la Nazionale svolse nel 1973 in Sudafrica. Le cornee di Doro sono state donate. I funerali si svolgeranno venerdì pomeriggio alle 15,30 allo stadio Battaglini, dalle 15 la camera ardente.

138 volte Petrarca contro Rovigo. Torna il derby d’Italia e l’antica rivalità fra due campanili veneti

Friday, March 28th, 2008

petrarca-rovigo.jpgDal Corriere del Veneto del 28 marzo 2008.

Il primo derby porta la data del 17 ottobre 1949. Era l’esordio in serie A del Petrarca, mentre il Rovigo già da due campionati lottava per lo scudetto. Vinsero naturalmente i polesani, 9-3 con mete di Cecchetto e Favaretto e un “calcio franco” (allora si chiamava così) di Campice. Ma quando i padovani dovettero giocare contro il Parma una partita importantissima per la salvezza, ebbero fra il pubblico il sostegno di un buon numero di tifosi del Rovigo: proprio i parmensi erano avversari diretti per il titolo, alla fine finito però alla Roma di Paolo Rosi.

L’ultimo derby è invece roba di cinque mesi fa e il successo toccò ancora ai rossoblù, 26-23 con la firma del rodigino doc “Pepe” Scanavacca. In mezzo 138 volte della partita più giocata del rugby nazionale, l’autentico derby d’Italia per la palla ovale. Fino all’arrivo del professionismo (con l’innesto massiccio di stranieri e oriundi), qualcosa più di una partita: l’antagonismo di due campanili, fra goliardia e rivalsa sociale. Da una parte la scarpe grosse di una Rovigo contadina e proletaria, che riconosce il suo riscatto proprio nei successi del rugby; dall’altra la Padova dei dottori, dell’Università e dell’Antonianum, dove si celebra l’insolito matrimonio fra i gesuiti e uno sport dai modi bruschi e all’apparenza ben poco evangelici. 63 volte la vittoria è andata ai “bersaglieri”, 59 al Petrarca.

Il derby è un prezioso scrigno di storie e di ricordi. Le scaramanzie di “Memo” Geremia, che a Rovigo costringeva il pullman a percorrere strade secondarie pur di evitare il Tre Martiri, che evocava brutte sconfitte del passato. Oppure il velenoso scherzo a Beppe Zuin, suo avversario sul campo e poi custode del Battaglini. Geremia lo chiamava dopo aver vinto il derby a Rovigo, direttamente dal telefono dello stadio: “Non sono potuto venire alla partita, sai dirmi come è finita?”

derby bothaLa cronologia del derby ha un acme insuperato: è l’anno 1977. Prima la sfida dell’Appiani di fronte ad oltre ventimila spettatori, poi l’epico spareggio di Udine con la vittoria petrarchina (10-9) sotto il diluvio. Ma forse mai come nell’87-88 si ritrovarono di fronte due squadre così forti: in campo una miriade di azzurri e stelle mondiali come Campese, Knox, Lupini, Smal e Botha.

“C’erano partite importanti, per esempio contro L’Aquila e Treviso, ma Rovigo-Petrarca era il derby assoluto, la partita che valeva l’intero campionato”, sottolinea Simone Brevigliero, oggi presidente dei Petrarchi e a suo tempo fra i primi a rompere il tabù del trasferimento dal Polesine ai tuttineri. Il prossimo derby si giocherà domani, alle 18,30 per esigenze televisive. Prima, alle 14,30, ancora una volta andranno in campo le rispettive squadre old. Vigolo, Dell’Uomo, Luise, Baraldi, Dolfin, “Banana” Visentin, Frezzato, tanto per citare qualche nome. Poi una birra e insieme al Plebiscito.

Canti da spogliatoio: “La bella furlana” nell’interpretazione delle glorie del San Donà

Wednesday, March 26th, 2008

In un recente pranzo le glorie del Rugby San Donà si sono esibite - su richiesta della sindachessa Francesca Zaccariotto! - in un classico delle canzoni da spogliatoio: “La bella furlana”. Riconoscibili fra gli altri Fabio Gumiero, Vittorio D’Anna, Giacomo Fedrigo, Andrea “Ciro” Sgorlon,  Giuliano Faltibà, Giorgio Cincotto.

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