Archive for the ‘Brusaporco Rugby Club’ Category

L’ultimo passaggio di Doro

Thursday, April 3rd, 2008

doro quaglioDal Corriere del Veneto del 3 aprile 2008.

Commozione e dolore uniscono il mondo del rugby italiano, orfano di Isidoro Quaglio, bandiera del Rovigo e ex giocatore ed allenatore della Nazionale azzurra. Colpito da un male incurabile, “Doro” ha passato il pallone per l’ultima volta ieri mattina. Lascia la moglie Gisella, la figlia Enrica e quel Rovigo che ha continuato a seguire da tifoso anche nei giorni più difficili della malattia.

Carismatico ed estroverso, Quaglio era però popolarissimo anche fuori del capoluogo polesano e non solo negli ambienti della palla ovale: nel 1963 aveva conquistato un titolo italiano di canottaggio nell’”otto con”, con i colori del Gruppo Sportivo Corazzieri al tempo del servizio militare. Avrebbe compiuto 66 anni il prossimo 11 luglio.

La sua carriera di seconda linea era cominciata prestissimo, appena sedicenne, quando viene scoperto e reclutato da “Maci” Battaglini nel quartiere di San Bartolomeo, tradizionale fucina di atleti rossoblù. I sei anni a Roma con i Corazzieri lo allontanano però dal rugby. Alla palla ovale ritorna nel ‘65 con la maglia del Bologna, prima di un’esperienza in Francia, seguendo la strada già aperta da Battaglini stesso, Malosti e Borsetto. A Bourgoin gioca e lavora come operaio in una fabbrica dove si imbottigliano acque minerali e bibite.

doro6kg9.jpgRientra fra i “bersaglieri” nel ‘69. Con il Rovigo disputerà nove stagioni, vincendo lo scudetto targato Sanson del 1976 (22 presenze in 22 partite) e disputando l’epico spareggio di Udine l’anno seguente. In una celebre foto Quaglio festeggia la vittoria a Brescia, decisiva per lo scudetto del ‘76, portato in trionfo dai tifosi rossoblù con un cappello piumato da bersagliere: è a questa immagine gioiosa che ha fatto riferimento la Rugby Rovigo nel messaggio di cordoglio inviato ieri alla famiglia.

Gioca 14 partite con la Nazionale fra il ‘70 e il ‘76, esordendo in Coppa Europa contro la Romania il 25 ottobre 1970 proprio nella sua Rovigo. Il suo nome è legato all’Italia anche per la sua breve esperienza di commissario tecnico, durata sole due partite. Era il 1977 ed in una difficile fase di transizione la Federugby scelse Quaglio come successore di Roy Bish, che aveva polemicamente abbandonato la panchina della Nazionale. Gli azzurri conquistarono una facile vittoria sulla Polonia, poi rimediarono una terribile scoppola dalla Romania, 69-0.

La squadra era decimata dai forfait e la Fir tanto assente che l’Italia si trovò costretta ad allenarsi in un parco pubblico, ma la pagina nera di Bucarest verrà sempre ricordata con amarezza da Quaglio, che non occuperà più ruoli di rilievo nel rugby nazionale. La sua carriera come allenatore sarebbe proseguita solo nelle serie minori con Cus Ferrara, Frassinelle e Villadose a fine anni Ottanta, ma la sua è stata sempre un’immancabile presenza sugli spalti del “Battaglini”.

Al Flaminio di Roma, poco meno di un mese fa, Quaglio aveva festeggiato con i compagni del tempo la storica tournée che la Nazionale svolse nel 1973 in Sudafrica. Le cornee di Doro sono state donate. I funerali si svolgeranno venerdì pomeriggio alle 15,30 allo stadio Battaglini, dalle 15 la camera ardente.

138 volte Petrarca contro Rovigo. Torna il derby d’Italia e l’antica rivalità fra due campanili veneti

Friday, March 28th, 2008

petrarca-rovigo.jpgDal Corriere del Veneto del 28 marzo 2008.

Il primo derby porta la data del 17 ottobre 1949. Era l’esordio in serie A del Petrarca, mentre il Rovigo già da due campionati lottava per lo scudetto. Vinsero naturalmente i polesani, 9-3 con mete di Cecchetto e Favaretto e un “calcio franco” (allora si chiamava così) di Campice. Ma quando i padovani dovettero giocare contro il Parma una partita importantissima per la salvezza, ebbero fra il pubblico il sostegno di un buon numero di tifosi del Rovigo: proprio i parmensi erano avversari diretti per il titolo, alla fine finito però alla Roma di Paolo Rosi.

L’ultimo derby è invece roba di cinque mesi fa e il successo toccò ancora ai rossoblù, 26-23 con la firma del rodigino doc “Pepe” Scanavacca. In mezzo 138 volte della partita più giocata del rugby nazionale, l’autentico derby d’Italia per la palla ovale. Fino all’arrivo del professionismo (con l’innesto massiccio di stranieri e oriundi), qualcosa più di una partita: l’antagonismo di due campanili, fra goliardia e rivalsa sociale. Da una parte la scarpe grosse di una Rovigo contadina e proletaria, che riconosce il suo riscatto proprio nei successi del rugby; dall’altra la Padova dei dottori, dell’Università e dell’Antonianum, dove si celebra l’insolito matrimonio fra i gesuiti e uno sport dai modi bruschi e all’apparenza ben poco evangelici. 63 volte la vittoria è andata ai “bersaglieri”, 59 al Petrarca.

Il derby è un prezioso scrigno di storie e di ricordi. Le scaramanzie di “Memo” Geremia, che a Rovigo costringeva il pullman a percorrere strade secondarie pur di evitare il Tre Martiri, che evocava brutte sconfitte del passato. Oppure il velenoso scherzo a Beppe Zuin, suo avversario sul campo e poi custode del Battaglini. Geremia lo chiamava dopo aver vinto il derby a Rovigo, direttamente dal telefono dello stadio: “Non sono potuto venire alla partita, sai dirmi come è finita?”

derby bothaLa cronologia del derby ha un acme insuperato: è l’anno 1977. Prima la sfida dell’Appiani di fronte ad oltre ventimila spettatori, poi l’epico spareggio di Udine con la vittoria petrarchina (10-9) sotto il diluvio. Ma forse mai come nell’87-88 si ritrovarono di fronte due squadre così forti: in campo una miriade di azzurri e stelle mondiali come Campese, Knox, Lupini, Smal e Botha.

“C’erano partite importanti, per esempio contro L’Aquila e Treviso, ma Rovigo-Petrarca era il derby assoluto, la partita che valeva l’intero campionato”, sottolinea Simone Brevigliero, oggi presidente dei Petrarchi e a suo tempo fra i primi a rompere il tabù del trasferimento dal Polesine ai tuttineri. Il prossimo derby si giocherà domani, alle 18,30 per esigenze televisive. Prima, alle 14,30, ancora una volta andranno in campo le rispettive squadre old. Vigolo, Dell’Uomo, Luise, Baraldi, Dolfin, “Banana” Visentin, Frezzato, tanto per citare qualche nome. Poi una birra e insieme al Plebiscito.

Canti da spogliatoio: “La bella furlana” nell’interpretazione delle glorie del San Donà

Wednesday, March 26th, 2008

In un recente pranzo le glorie del Rugby San Donà si sono esibite - su richiesta della sindachessa Francesca Zaccariotto! - in un classico delle canzoni da spogliatoio: “La bella furlana”. Riconoscibili fra gli altri Fabio Gumiero, Vittorio D’Anna, Giacomo Fedrigo, Andrea “Ciro” Sgorlon,  Giuliano Faltibà, Giorgio Cincotto.

I ruoli del rugby e il “caigo” veneto. Il rugby secondo Marco Paolini

Friday, February 29th, 2008

Ho deciso di postare un altro pezzettino dello spettacolo “Aprile ‘74 e 5″ di Marco Paolini, questa volta nella versione trasmessa su La7 dal Fillmore (quello di Cortemaggiore, Piacenza, non quello di San Francisco, California). Qui Paolini ci parla dei ruoli del rugby e del “caigo” della pianura padana. E scandisce il coro “Magliette rosse”: per chi non la avesse ancora capito, lo spettacolo si rifà alla straordinaria storia della Tarvisium anni Sessanta e Settanta. A favore dei non veneti “caigo” non è nient’altro che la nebbia; dal latino “caligo - caliginis”.

Un piazzato di Antonio Albanese e il Cus batte il Petrarca nel derby padovano (ma è un film)

Thursday, February 14th, 2008

Antonio Albanese entra in campo e con un provvidenziale calcio piazzato regala il successo al Cus Padova nel derby padovano contro il Petrarca. Succede in un film del 2000, “La lingua di Carlo Mazzacurati (nato infatti a Padova), con Albanese, Fabrizio Bentivoglio e, in una piccola parte, Marco Paolini.

Un prezioso omaggio di Mazzacurati alla tradizione ovale di Padova. Si riconoscono il campo dell’Antonianum (con le cupole del Santo sullo sfondo), l’allenatore Piero Monfeli (ex prima linea del Petrarca, poi tecnico del Cus, del Mirano e di altre squadre dei dintorni), lo storico capitano del Cus Carlo Frangioni. E per i loro furti i due protagonisti del film usano una borsa del club del bucranio.