L’addio di Scanavacca, cuore rossoblù. “Il rugby mi ha dato tutto, gli unici rimpianti sono per la Nazionale”

By elvis. Filed in Storie di rugby, Uncategorized  |  
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scanavaccaMiglior marcatore di sempre del campionato italiano, bandiera e faro del Rovigo per quindici stagioni (due soli intervalli a Roma nel 2000-2001 e a Calvisano nel 2006-2007), Andrea “Pepe” Scanavacca è stato uno dei protagonisti del rugby italiano dagli anni Novanta fino allo scorso giugno, quando ha annunciato il suo definitivo ritiro.

“Non avevo più gli stimoli giusti”, racconta Scanavacca, che compie 35 anni il prossimo 23 luglio, “per una vita ho sempre pensato che dovevo essere il primo ad arrivare all’allenamento e l’ultimo ad andarmene. Invece ultimamente lo spirito non era più questo, meglio allora cercare nuove strade. Mi ritengo fortunato: giocando a rugby ho fatto quello che volevo fare fin da bambino. I miei gestivano un ristorante che era sempre frequentato dai giocatori del Rovigo, fra i quali mio zio Nino Rossi. A cinque anni già sognavo di poter diventare come loro e calciavo palle ovali, prendendo le botte da mamma per i vetri che rompevo. Spesso mi portavano al campo, mentre i miei campioni si allenavano io, ancora bambino, giochicchiavo a bordo campo”.

A soli diciannove anni l’esordio in serie A con il Rovigo, che è rimasto per sempre il tuo club.
“Dopo le prime esperienze con il Frassinelle, ero passato in giovanile al Rovigo e da lì rapidamente aggregato alla prima squadra. Mi fece subito esordire, in una partita contro la Tarvisium. Da quel momento tutti i miei sogni con i “bersaglieri” hanno cominciato a realizzarsi. Forse sarò un rugbista con la mentalità degli anni Cinquanta, ma per me la maglia rossoblù è sempre stata il massimo. Giocare per la mia città è stato qualcosa di speciale, che sentivo fin da piccolo: a Rovigo il rugby è qualcosa di più di un semplice sport. Ho avuto molte possibilità di andare via, probabilmente avrei ottenuto altre soddisfazioni dalla mia carriera, ma non ho nessun rimpianto”.

scanavaccaCon la Nazionale, invece, una storia piuttosto controversa.
“Il mio rammarico, oltre a non aver vinto uno scudetto, è di non essere mai riuscito a dimostrare il mio valore con la maglia azzurra. Nessuno ha mai veramente creduto in me, chissà forse anche per demerito mio. E poi ci sono messi anche gli infortuni”.

All’inizio, forse, ti sei ritrovato chiuso da Dominguez.
“D’accordo, un grande campione. Ma per sostituirlo sono stati scelti dei giocatori stranieri, ignorando gli italiani. Anche a Rovigo c’era Naas Botha, eppure quando lui ritornò in Sud Africa il club non ebbe nessun dubbio ad affidarmi la guida della squadra…”

Poi arrivò Johnstone e ti accusò di avere paura degli scarafaggi.
“Una favola per i giornali, mentre la mia esclusione era semplicemente una scelta tecnica. In ogni caso non ho paura degli scarafaggi”.

Con il Sei Nazioni 2007 sembravi finalmente aver ottenuto un posto in Nazionale. Cosa è successo poi?
“Avevo disputato un buon torneo e lavorato duro nella prospettiva dei Mondiali. Poi invece Berbizier non mi ha chiamato ed è stata una delusione terribile. Il suo pupillo era Bortolussi, la mia presenza evidentamente avrebbe creato qualche problema con il rientro dell’estremo”.

scanavacca azzurroIl ricordo più bello della tua carriera, e quello più brutto.
“L’esordio in A con il Rovigo e la vittoria azzurra ad Edimburgo, con una mia meta, nel Sei Nazioni dell’anno scorso. Il ricordo più brutto l’infortunio al collo a Favaro contro il VeneziaMestre: oltre alla paura, per l’ennesima volta dovetti rinunciare all’Italia. Ma al di là dei ricordi, il rugby mi ha educato, mi ha insegnato il rispetto e il sacrificio, mi ha dato valori e amicizie”.

Come passerai il tempo adesso?
“Do sempre una mano al ristorante di famiglia, servendo gli spaghetti in tavola. Un po’ di golf. E soprattutto faccio il team manager del Rovigo, spero che la mia esperienza adesso possa essere utile a livello dirigenziale con l’obiettivo di riportare il rugby rossoblù ai vertici del panorama italiano, come da tradizione. Allo stesso tempo vorrei dare l’opportunità di esprimersi a giovani italiani, sia del nostro vivaio che da fuori. In quest’ottica arriveranno a Rovigo ragazzi come Favaro, Pavin e Canale. Anche quest’anno siamo partiti in ritardo con il mercato, ma spero che sapremo di nuovo allestire una squadra competitiva”.

Dal Corriere del Veneto del 28 giugno 2008.

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