Tra Argentina e Venezia, le avventure nel rugby di Hugo Pratt
By elvis. Filed in Brusaporco Rugby Club, Libri e film, Storie di rugby, Uncategorized |
Ha creato uno dei personaggi più amati della letteratura a fumetti, Corto Maltese. Ed il marinaio che non ha mai smesso di viaggiare e di sognare gode ormai di tanta popolarità (in Italia ma anche all’estero, soprattutto in Francia) da essere diventato tutt’uno con il suo autore, come Maigret fu per Simenon oppure oggi Montalbano per Camilleri.
“Una volta è venuta la polizia, nella mia casa di Malamocco, per vedere se Maltese abitava lì. Una ragazzina francese lo cercava disperatamente. Ho dovuto andare in questura, a San Lorenzo, e poi al consolato per assicurare che mi sarei preso la responsabilità di questa fanciulla. I poliziotti mi chiedevano: ‘Lei conosce un certo Corto Maltese?’. Io rispondevo: ‘Sì, in un certo senso lavoriamo assieme’”, raccontò Hugo Pratt a Alessandro de Calò, in una vecchia intervista alla Gazzetta dello Sport.
Nella sua vita, conclusasi a Losanna il 20 agosto 1995, Pratt era stato un’apolide: nato a Rimini nel ‘27 da famiglia di origini britanniche, aveva trascorso l’infanzia a Venezia, trasferendosi poi in Africa a 10 anni prima di tornare a Venezia ed andare quindi a Buenos Aires nel ‘50, e alla fine in Svizzera passando ancora per Italia, Stati Uniti, Inghilterra, Brasile. In gioventù era stato, pochi lo sanno, anche un giocatore di rugby. C’entra ovviamente l’Argentina, ma anche Venezia.
“Il calcio è uno spettacolo molto bello ma da ragazzino mi dava fastidio, forse perchè mio padre mi obbligava ad andare a vedere il Venezia, mentre io preferivo andare a vedere Venezia”, spiegò Pratt, “così mi sono messo a giocare a rugby. Dopo la guerra, abbiamo cominciato a fare una squadra a XV. Io ero l’unico antifascista, tutti gli altri venivano dal Guf, gli universitari del regime. Il capitano si chiamava Nogara. Eravamo molto battaglieri. Porto ancora i postumi di una frattura alla spalla. Poi ho trovato una fidanzata che faceva molto bene da mangiare. Ingrassavo. Da titolare sono passato riserva. E infine socio sostenitore”.
Il rugby, seppur di sfuggita, compare in uno dei fumetti di cui Corto Maltese è protagonista. Si tratta di “Tango …y todo a media luz”, ambientato a Buenos Aires, con Corto sulle tracce di Butch Cassidy, Sundance Kid e Etta Place, e di uno strano traffico internazionale di prostitute fra i bordelli della capitale argentina.
Giocatori di rugby fra i disegni preparatori alla storia, ed i ricordi di Pratt legati alla palla ovale: “”Vamos a lo de la Parda”, così urlavano quasi in coro i gagliardi giocatori di rugby del C.A.S.I. (Club Atletico di San Isidro), dopo la penultima bevuta con gli avversari sconfitti del C.U.B.A. (Club Universitario di Buenos Aires), con i genitori, con le sorelle accese per gli sguardi pieni di sottintesi dei compagni di squadra dei fratelli e con i soci anziani del club che spiegavano come ai loro tempi non si sarebbe mai persa quest’ultima meta. “Vamos a lo de la Parda” era il segnale che una gran parte della gioventù sportiva del CASI e del CUBA avrebbe disertato il bar del “San Isidro” per andare a far visita a “La Parda”, un altro tipo di club molto più stimolante di altri. Non ricordo se era l’estate del ‘49 oppure del ‘50, che in Argentina cade a dicembre”.
E a Buenos Aires Pratt aveva giocato proprio nel San Isidro, con un compagno poi divenuto più famoso anche di Corto Maltese. “In Argentina ho fatto parte prima dell’Atletico, poi del Sic, nato da una scissione. Nel Sic giocava anche Guevara. Lì ho conosciuto il “Che”, nel ‘49. Poi sparì ed è diventato quello che è diventato”.


