Max Guazzini, Parigi e la rivoluzione del rugby-paillettes

By elvis. Filed in Storie di rugby, Uncategorized  |  
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rugby paillettesDal magazine Allrugby, giugno 2007

Domenica 13 maggio 2007, Parigi, Stade de France. Al centro del campo i Gipsy Kings si agitano sulle chitarre, riproponendo hits degli anni Ottanta. “Djobi djoba”, “Bamboleo”, via via fino al classico “Volare” in versione latina, che comincia a riscaldare il pubblico sulle tribune. Tocca poi alle evoluzioni dei sei cavallerizzi cosacchi. L’anello è ormai gremito, tinto di magliette e bandiere rosa. Per Stade Français-Perpignan, regular season di Top 14 francese, ci sono 72.000 spettatori. I parigini indossano divise attillate e lucide, blu con una treccia di orchidee che scende giù dalla spalla. Un acquazzone ritarda un po’ il programma degli intrattenimenti, ma non salta nulla: sarà piuttosto la partita a cominciare con 25 minuti di ritardo. Un match di wrestling. I balletti delle cheerleaders. La sfilata di quattro vedette del Moulin Rouge vestite (poco) con i colori dello Stade. Musica a tutto volume quando entrano le squadre, per i padroni di casa una rilettura techno di “Another brick in the wall” fra una cascata di stelle filanti argento. E finalmente si gioca.

guazziniDieci, quindici anni fa uno scenario simile sarebbe sembrato fantarugby di fronte all’atmosfera da sagra paesana che circondava (e, beninteso, circonda ancora) i campi del Midi francese o delle campagne anglosassoni, così come quelli della provincia italiana. Ma la rivoluzione del “rugby-paillettes”, del rugby-intrattenimento, è già partita. E come in molte altre rivoluzioni nella storia, è Parigi ad accendere la miccia. A metterci le idee è Max Guazzini, classe 1947, nato a Nizza ma di origini toscane, avvocato, ex cantante di scarso successo e soprattutto sodale di Dalida fino alla sua tragica morte, inventore della primo grande network radiofonico francese, NRJ, e mille altre cose ancora nel mondo del business dello spettacolo. Nel 1992 diventa presidente dello Stade Français, club glorioso ma precipitato in terza divisione, e in sei anni lo guida al titolo, dopo aver assorbito il CASG e averne adottato lo stadio Jean Bouin.

Dal punto di vista culturale, nel mondo sostanzialmente conservatore del rugby francese, il calendario senza veli degli “Dieux du Stade” è un terremoto. Era il 2000. Ma Guazzini lancerà anche le magliette rosa (ispirate a quelle della Juventus per il centenario, confesserà) e soprattutto la formula della partita come evento, sul modello del Super Bowl americano: spettacoli, musica, colori, e in mezzo ottanta minuti di rugby.

Chi si aspetta un freddo manager però si sbaglia. Alla fine di un match che la sua squadra ha rischiato di perdere fino all’ultimo secondo, con il Perpignan che sbaglia pure il facile piazzato del successo, il presidente dello Stade è ancora provato dalla tensione, a dimostrazione che nell’avventura con la palla ovale ci ha messo una montagna di soldi ma anche un bel po’ di passione. “La nostra filosofia è di creare uno spettacolo per tutta la famiglia”, inizia a spiegare Guazzini in perfetto italiano, “c’è la partita ma ci sono anche altri intrattenimenti un po’ per tutti i gusti e per tutte le età, di modo che le famiglie vengano assieme allo stadio e possano trascorrere un piacevole pomeriggio di festa. Non c’è nessun contrasto con un visione più romantica del rugby: tutti vogliamo che il nostro sport diventi sempre più conosciuto e diffuso, questo è il nostro modo, il nostro stile”.

stade de franceRugby per tutti, nessuno escluso. Nemmeno il pubblico gay, presso il quale il calendario di Parisse e compagni è popolarissimo. “Che lo Stade possa avere dei tifosi gay non è un problema per nessuno”, ha tagliato corto in un’intervista a Le Monde Guazzini, che comunque chiamò anche Madonna e Naomi Campbell a far da madrine allo Stade de France. Intanto l’avvocato continua a vincere le sue scommesse. Ha battuto e ribattuto il record di presenze in gare di campionato di tutti gli sport di squadra francesi (79.741 contro il Tolosa lo scorso 27 gennaio). Ha venduto 200 mila copie del calendario 2006, con un ricavato netto di 650 mila euro di cui una parte in beneficenza. Altri club cominciano a seguirne la filosofia, come il Bourgoin del vulcanico Pierre Martinet, che ha cominciato a prendere in prestito gli stadi di Saint-Etienne e di Lyon per le partite di cartello e copiato lo stile di Parigi con musica e danzatrici di samba.

Bisogna pure avere voglia di investire: l’intrattenimento per Stade Français-Perpignan è costato 186.300 euro. “Oltre 70.000 spettatori per la partita contro il Perpignan sono un grande risultato, ancor più dei precedenti match con Toulouse e Biarritz”, commenta Guazzini, “questa volta avevamo tutto contro: abbiamo organizzato la partita in tre settimane con in mezzo i ponti e le elezioni presidenziali, ci è stato negato il Parco dei Principi (lo Stade puntava ai 49.000 posti dello storico impianto, che però il Paris Saint-Germain non ha concesso, ndr), si giocava per la prima volta di domenica e quindi abbiamo perso molti tifosi ospiti e tutto il giro delle serie minori. Credo che i settanta mila sugli spalti abbiano avuto di che divertirsi. E pensare che la pioggia ci ha impedito l’esibizione dei paracadutisti, che avrebbero dovuto portare il pallone della gara”.

Il patron dello Stade Français, anche per le sue origini (“conservo il doppio passaporto, resto ancora un po’ italiano”, precisa), guarda con interesse al rugby nostrano. “La nazionale azzurra sta crescendo e l’ha dimostrato con le vittorie nell’ultimo Sei Nazioni. So che grazie a questo c’è stato un grande interesse attorno al nostro sport ma ora ci vogliono ancora altre vittorie, magari il passaggio del turno ai Mondiali. Il carattere dell’italiano è quello del tifoso, più ancora del francese l’italiano si appassiona quando la squadra vince. Ma per lanciare veramente il rugby non basta la Nazionale. Ci vogliono i club. Tanti club e ben organizzati, molte piccole comunità diffuse capillarmente in tutto il territorio, mentre in Italia il rugby resta concentrato in poche regioni del Nord”.

stade francaisMa al nostro rugby guarda anche Jacky Lorenzetti, uno dei più potenti immobiliaristi francesi, pronto ad investire 9 milioni di euro nella prossima stagione di Pro D2 del suo Metro-Racing, lo stesso budget con cui lo Stade nel 2005-2006 ha giocato ai vertici di Heineken Cup e Top14. L’obiettivo a lungo termine è evidente: attaccare il monopolio parigino di Guazzini. Sullo sfondo, non va dimenticato, di affari e politica. Una partita con una altissima posta in palio (la gestione di alcuni impianti della capitale e l’eventuale costruzione di nuovi) e un intreccio che coinvolge l’amministrazione fino alle più alte cariche. Guazzini è stato in passato intimo di Mitterand e di Bertrand Delanoë, oggi sindaco socialista di Parigi. Per nutrire le sue ambizioni il Racing si affida a volti ben noti in Italia, da Pierre Berbizier a Festuccia e Lo Cicero, fino all’ex Overmach Sireli Bobo. Inoltre Lorenzetti ha pescato proprio allo Stade, firmando un maxi-contratto ad Auradou e Pichot.

Per Guazzini una nuova sfida all’orizzonte, che lui liquida con un sorriso: “Se il Racing arriva nel Top 14 io sono contento: avremo una trasferta in meno da fare”. Show must go on.

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One comment to “Max Guazzini, Parigi e la rivoluzione del rugby-paillettes”

  1. Comment by antonio:

    Secondo me il tale guazzini le prova tutte per fare il pienone allo stadio e come si dice, battere cassa, perchè è così : si parla di marketing e non di altro .
    Posso capire le belle ragazze allo stadio, ci mancherebbe, ma fare un miscuglio super kitsch , un’accozzaglia di coriandoli, trombette e tromboni per attirare più pubblico non me pare il caso, si avvicinano sempre più a quella sozzeria del football americano , il festival del cattivo gusto o pattumiera del vero sport ,scegliete voi .
    Quelli dello stade francais compresi i bergamaschi, lodano guazzini dicendo che è un genio e ha tante tante idee tutte geniali, perchè è riuscito a far appassionare i parigini al rugby, fenmeno di solito riservato ai campagnoli rozzi provinciali del sud…. e mettendo modelle, fuochi d’artifizio e altre sciccherie , ti credo che ci è riuscito ( la gnocca tira sempre, perchè non usarla anche nel rugby?)
    ma quelli che vanno a vedere lo stade francais cosa ci stanno a fare? :
    1 gli uomini ci vanno per le sexy girls, ovvio
    2 le donne ci vanno per vedere i super fusti pompati dello stade francais, dopo aver a lungo sbavato sul calendario famoso ( poi sicuramente ammirano anche la gestualità tecnica dei giocatori in campo….certo!)
    3 I bambini e le bambine ci vanno perchè lo stade francais è come il paese dei balocchi per loro: peluche rosa, zucchero filato rosa, stelle filanti rosa, lottatori di wrestling vestiti di rosa che giocano con una palla a forma di melone e corrono deqquà e dellà ,poi finiscono per terra e un pò si scompigliano come lo zucchero filato rosa ,ma niente di grave …subito continuano a giocare al loro ” wrestling rosè” come se niente fosse.
    Allora bravo guazzini , sei forte , continua a chiamarlo rugby se vuoi

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