Il riscatto dell’emisfero nord, ma onore alle Fiji. Wayne Smith, Treviso e i maestri francesi
By elvis. Filed in Brusaporco Rugby Club, Il diario dei Mondiali |
I quarti di finale dei Mondiali si sono giocati nello scorso week-end e hanno stravolto tutte le impressioni della prima fase. Niente da fare, ci eravamo tutti sbagliati. Non è vero che l’Inghilterra è morta e sepolta, non è vero che gli All Blacks sono imbattibili, non è vero che l’emisfero sud è avanti di varie spanne rispetto alle squadre europee, non è vero neanche che il Super 14 sia superiore a Premiership e Top 14 visto che John “Knuckles” Connolly, l’allenatore australiano, avverte che i “nordisti” sono più abituati alla pressione delle partite secche. Io credo che nel rugby globalizzato di oggi non esistano più scuole di pensiero, c’è molto interscambio di saperi e quindi un rugby “stile emisfero sud” o “stile emisfero nord” forse non esiste davvero. In secondo luogo, i Mondiali - come i Mondiali di calcio - sono un torneo e non un campionato a girone unico: quindi non è detto che vinca il più forte, ma solo il più in forma, chi azzecca le mosse giuste, chi è più adeguato psicologicamente.
Detto questo, secondo me le cose più belle dei quarti sono state le mete delle Isole Fiji al Sudafrica. Onore ancora una volta al rugby isolano, alla loro innata predisposizione al gioco, alla loro fisicità, al loro carattere.
http://myspacetv.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=19658949Prima di Nuova Zelanda-Francia Wayne Smith (oggi assistent degli All Blacks, in passato sulla panchina del Benetton e del Casale - nella foto sotto) aveva reso omaggio al rugby transalpino, al quale - ha riferito - si è ispirato fin dagli inizi della sua carriera di allenatore. Smith ha indicato in Pierre Villepreux e Andrè Buonomo i suoi primi maestri: un incontro avvenuto a Treviso. “Il numero 1 degli allenatori dell’emisfero nord è Villepreux”, ha detto Wayne Smith, “ha avuto una grande influenza sulla mia carriera di allenatore. Ci siamo frequentati in Italia, mi ha aiutato quando ero allenatore-giocatore al Benetton. Soprattutto nella metodologia. In Nuova Zelanda avevamo dei metodi molto analitici, Pierre invece mi ha permesso di avere una visione più globale, in particolare grazie alle sue idee sul gioco in movimento”.
L’altro maestro francese è Andrè Buonomo, tre stagioni a Treviso dall’86 all’89, dopo il quadrienno di “Ciodo” De Cristoforo. “Mi ha insegnato molto sull’aspetto della costruzione della squadra, dei rapporti fra giocatori e staff, ma anche sull’aspetto del coaching: come analizzare le partite, riflettere su come adattare gli allenamenti in funzione a ciò che si è osservato. Rimasi colpito della concezione del gioco differente che Andrè e Pierre avevano. Dimostravano grande buon senso, hanno senza dubbio cambiato il mio approccio al rugby. Prima ero molto analitico e rigido, conducevo gli allenamenti pensando: bisogna fare questo, non bisogna fare quest’altro. Dopo ho imparato a conciliare le mie idee con una comprensione più globale dei movimenti di gioco”.


