Il quarto Mondiale di Tronky: “Chiudere con un quarto di finale a Parigi sarebbe un sogno”

By elvis. Filed in Brusaporco Rugby Club, Verso la World Cup  |  
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troncon stringer“Chiudere la carriera giocando un quarto di finale dei Mondiali a Parigi sarebbe semplicemente un sogno”, afferma Alessandro Troncon. Nell’ultimo break prima della fase decisiva della preparazione a Francia 2007 il trevigiano si rilassa nella laguna veneta in compagnia di Fabio Ongaro, socio in Nazionale e di una bella barca che hanno chiamato appunto “Tronga”. L’ultima occasione per il tirare il fiato in vista della sfida che porterà il giocatore-simbolo del rugby azzurro al suo quarto Mondiale e molto probabilmente alla centesima presenza con la maglia dell’Italia (oggi ha 95 “caps”, con ampio distacco su tutti gli altri), prima dell’annunciato ritiro.

Troncon è realista come sempre, ma allo stesso tempo guarda con entusiasmo a quest’ultimo grande appuntamento, ospitato per di più nel paese che l’ha adottato per quattro anni. “In Francia sarà una Coppa del Mondo bellissima, ne sono sicuro. La passione per il rugby è molto forte, le partite saranno circondate da una splendida atmosfera. Sono contento di chiudere in Francia. Se poi si trattasse di Parigi e non di Saint-Etienne, allora sarebbe davvero il modo migliore per finire una carriera che comunque mi ha dato molte soddisfazioni”.

Secondo te, quindi, l’Italia ha la possibilità di passare il turno?
“Andiamoci cauti: sarà difficile, non credo in una Scozia in difficoltà. Però ci proviamo. L’Italia ha tutte le potenzialità per raggiungere l’obiettivo. Questa è una squadra ricca di talento, che sta arrivando ora alla sua piena maturazione. Da un anno si è aperto un ciclo che ha la possibilità di durare a lungo, anche se io non ne farò parte”.

A 34 anni, e pur con un secondo anno di contratto con il Clermont-Auvergne, hai scelto di smettere. Come è maturata questa decisione?
“Nella mia carriera, fra campionato, coppe europee, Nazionale, ho giocato molto ed oggi mi sento stanco. Mi sono reso conto che se una volta mi bastavano un paio di giorni per riprendermi dalla fatica, ora ce ne vogliono quattro. Ho una serie di dolori che mi tormentano. La voglia di giocare la partita, di mettermi in competizione, è la stessa di sempre, ma avere l’impegno dell’allenamento, sobbarcarsi alberghi, autobus e aerei, questo mi è cominciato a pesare. Ci tenevo a giocare la Coppa del Mondo e resterò nell’ambiente, ma per continuare a giocare ad alto livello sarebbero stati necessari sacrifici sempre più grossi”.

troncon scoziaAl Mondiale del ‘95 eri uno dei giocatori più giovani, oggi invece sei il veterano della comitiva azzurra. Come vivi questa situazione?
“Sento che sono ormai le mie ultimissime esperienze sul campo e voglio viverle intensamente, ma allo stesso tempo con serenità, come è successo nell’ultimo Sei Nazioni. So che la mia esperienza può essere utile al gruppo e a volte cerco di dare un consiglio ai più giovani, sia in campo che fuori. Ma è comunque un dare e un ricevere: sotto molti aspetti gli altri continuano sempre ad insegnarmi qualcosa”.

E’ più forte questa Italia oppure quella dell’era Coste? “Sono paragoni che trovo senza senso. In questi anni il rugby è cambiato moltissimo, sia dal punto di vista dell’intensità fisica che nell’impostazione tattica. Quella squadra era ricchissima di talento e fu capace di essere in grado di lottare alla pari con tutti, ma arrivò al suo massimo livello con un gruppo di giocatori già verso la trentina, quindi il ciclo non durò molto. Anche questa squadra ha molto talento e può arrivare a competere ai massimi livelli, e inoltre può avere un ciclo più lungo visto l’età media”.

Cosa ti aspetti, in definitiva, da questi Mondiali? “Soprattutto di divertirmi”.

Articolo pubblicato sul Corriere del Veneto del 12 agosto 2007

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