Ulisse Trevisin. Il rugby e la magia del teatro di Marco Paolini
La scena allestita proprio nel campo da rugby, sullo sfondo le porte ad acca e tutt’intorno, sull’erba, giocatori di ogni età. Di fronte al palco, la tribuna gremita di 1300 spettatori. Ancora una volta una location particolarissima per Marco Paolini, che già aveva messo in scena “Il racconto del Vajont” sulla diga di Longarone e portato “Il Milione” dentro alle antiche Gaggiandre dell’Arsenale di Venezia. “Aprile ‘74 e 5, tra un campo di rugby e la piazza” è arrivato al Centro Geremia della Guizza, casa del settore giovanile del Petrarca: quasi un regalo dell’attore ad uno sport che non ha mai praticato ma di cui, come molti veneti, è un appassionato cultore.
Un appuntamento dai significati forti anche perché lo spettacolo è il racconto di uno dei tanti circoli Primo Maggio impegnati nella contestazione dei caldi anni Settanta, mentre la tradizione del Petrarca, agganciata ai padri gesuiti, non è certo fatta di adolescenti che sfrecciando con il motorino urlano “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao-tze-tuuuung”", come uno dei protagonisti di “Aprile”. Ed infatti i Petrarchi, il club di ex giocatori che ha organizzato l’iniziativa, hanno incontrato non poche resistenze all’interno dell’ambiente della palla ovale cittadina, nonostante l’intento benefico (Paolini si è esibito gratis e l’incasso servirà a costituire due borse di studio per giovani atleti padovani).
Conciliato con l’acqua santa, il diavolo ha indossato una maglietta del Petrarca e azionato il suo irresistibile ingranaggio teatrale: Paolini ti strappa un sorriso e con questo ti insinua una domanda, ti obbliga ad una riflessione che poi si stempera una nuova gustosa risata, e così via.
A scatenare il divertimento sono le gesta della squadra di rugby di don Tarcisio, nel fango e nella nebbia, con le docce ghiacciate, ed è il pilone Ulisse Trevisin, “un incrocio fra un mulo alpino, un bue da tiro e un trattore Landini testa-calda: va in moto a spunto, lento, e poi tiene il minimo, ma con questo stesso ritmo lento ha una capacità di traino di sei quintali di avversari, vivi e resistenti”.
Poi, improvvisamente, la registrazione della bomba di Piazza della Loggia ti gela il respiro. E torni a pensare a quella generazione, forse ingenua, forse imbrigliata nelle ideologie ma ancora capace di sognare e di sentirsi una squadra, nel campo da rugby e in piazza. Alla fine un lungo ed emozionato applauso. Come quando segna il Petrarca. (Articolo pubblicato sul Corriere del Veneto).
Ulisse Trevisin è solo un personaggio letterario, ma uno come Ulisse, nel rugby veneto di ieri, l’abbiamo conosciuto e amato tutti. Ecco alcune immagini di quella indimenticabile serata (era, credo, il 3 settembre 2003).