Rovigo-Petrarca, quando il derby era il derby
By elvis. Filed in Brusaporco Rugby Club |
Quando il derby era il derby, Rovigo e Petrarca se le davano di santa ragione, perchè potevi anche retrocedere ma il derby non bisognava perderlo.
Ma quando il derby era il derby, alla fine, sul campo rovigotto dell’Ippodromo ci si lavava tutti insieme, vinti e vincitori, sotto le sole docce disponibili, e poi con l’asciugamano in vita si attraversava tutto il cortile dietro la tribuna, cosparso di sterco equino, per raggiungere gli spogliatoi. Con il sole, con la pioggia o con la neve.
Quando il derby era il derby, affrontare l’avversario più forte dell’altra squadra era un onore e un vanto. E si diceva: “Queo meo cuco mi!”. Una volta a Rovigo fu segnalata la presenza sugli spalti dell’allenatore dell’Italia, il francese Julien Saby. Qualcuno entrò nello spogliatoio dei rovigotti e disse: “A ste ‘tenti, tosi, sugar ben che ghe sè Sabì…”. E Gigi Guandalini, strepitante prima del match (ma ignaro su chi fosse il francese): “A queo meo cuco mi!”.
Quando il derby era il derby, per i rovigotti il Petrarca era la squadra dei “preti”, dei “siori”, dei “gesuiti” e dei “falsi” e per i padovani il Rovigo era la squadra degli “agricoli”, dei “contadini” e dei “coltivatori”.
Quando il derby era il derby, dopo ogni vittoria al Battaglini Memo Geremia (nella foto, durante i festeggiamenti per lo scudetto del ‘71) faceva il giro di giocatori e dirigenti chiedendo un gettone. Ottenuto il gettone, andava al telefono subito fuori dello spogliatoio, girava il dito sulla rondella facendo il numero che sapeva a memoria e chiamava alla casetta del custode dello stadio, cinquanta metri più in là. Il custode era Beppe Zuin, da cui, quando giocava, Memo le aveva prese regolarmente. E gli chiedeva, con la faccia di bronzo: “Scusa se ti disturbo, Zuin, ma oggi non sono potuto venire allo stadio, sai mica come è finito il derby?”. “V******uo, Memo!”.
Quando il derby era il derby, un po’ per scaramanzia e un po’ per sfottò, ogni volta che il pullman faceva la prima curva di Rovigo Memo Geremia diceva all’autista di fermarsi, scendeva e al primo che passava gli domandava: “Scusa, che paese semo, qua?”
Quando il derby era il derby, un giorno Vittorio Munari vide comparire di fronte a casa i cartelli di un nuovo svincolo stradale. “Milano” e “Venezia” con la freccia da una parte, “Bologna” e “Rovigo” con la freccia dall’altra. Allora Munari andò dal sindaco e fece levare il cartello “Rovigo”. E Munari era correntista alla Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ma ogni volta che gli veniva inviato l’estratto conto un impiegato con il pennarello nero doveva cancellare “Rovigo” dalla carta intestata.
Quando il derby era il derby, una volta Munari dimenticò in spogliatoio le scarpe. Molto cordialmente un dirigente rovigotto andò fino a Padova per riportargliele. “Ma come avete fatto a sapere che erano le mie?”, si chiese Munari. E lui: “A no ghè ne è miga nisuni, a Rovigo, che porta el 37…”
(Liberamente tratto da testimonianze personali e dal libro “Piccolo, grande rugby antico!” di Lando Cosi)


