Alessandro Troncon, monumento del rugby azzurro

By elvis. Filed in Giocatori cult, Storie di rugby  |  
TOP del.icio.us digg

Alessandro TronconNel ‘95 a Treviso l’Italia conquistava il suo primo successo contro una squadra dell’aristocrazia del rugby, battendo 22-12 l’Irlanda. Alla guida degli azzurri c’era una mediana dalla classe cristallina, composta da Diego Dominguez e da un giovane Alessandro Troncon, allora ancora con il soprannome di “Castoro” appiccicato addosso.

Nel ‘97 i nostri andavano ad espugnare Grenoble, 40-32, lavando l’onta di oltre sessant’anni di sconfitte dai maestri francesi. Alla barra del timone della Nazionale lo skipper trevigiano. Ottenuto l’ingresso nel Sei Nazioni, nel 2000 l’Italia confezionava uno sfolgorante esordio ai danni della Scozia, 34-20 al Flaminio. Ed indovinate un po’ chi c’era a mettere ordine in campo? Sempre “Tronky”, ovviamente. «La storia siamo noi», canta De Gregori, ma la piccola storia del rugby italiano - nessuno si senta escluso – l’ha scritta Alessandro Troncon, dall’incredibile tournèe australiana del 1994 giù giù fino agli storici successi di Edimburgo e Roma nel Sei Nazioni 2007.

«Sono stati tutti momenti importanti, maturati in condizioni e tempi diversi, l’ultimo è naturalmente il più vivo ma metto tutte queste partite sullo stesso piano quanto ad emozioni», spiega il mediano di mischia.

Nel giro di una quindicina d’anni e di due generazioni di giocatori la palla ovale italiana è cambiata radicalmente, abbandonando le parrocchie per abbracciare un pubblico più ampio. A vent’anni Troncon fu mandato a fare esperienza al Mirano, oggi i migliori talenti azzurri se li contendono, già giovanissimi, la Parigi dello Stade Français o la Londra dei Saracens. «Il rugby si è trasformato ad una velocità incredibile, sia nel gioco che in tutto quello che vi ruota intorno», dice il numero 9 in forza ai francesi del Clermont-Auvergne, «però ci sono alcuni aspetti di questo sport che non cambiano e non cambieranno mai: l’amicizia con i compagni di squadra, lo spirito che devi avere per affrontare la partita. L’Italia del ‘95 era una squadra nuova sulla scena internazionale, che doveva costruirsi una reputazione e che ha saputo farlo passo dopo passo grazie ad un gruppo molto unito. Ora grazie a quei risultati siamo nell’elite del Sei Nazioni e ci sono aspettative diverse, ci stiamo guadagnando pian piano il rispetto di tutti. Per questo i successi nel Sei Nazioni sono tappe decisive, sia per la squadra che per l’intero movimento».

Le imprese azzurre – forse a conferma di un diffuso bisogno di uno sport più sereno o forse semplicemente nuovo - ha ottenuto vastissima eco. Mai la palla ovale è stata così popolare nel Belpaese quanto nel corso dell’ultimo Sei Nazioni. «Un riscontro così clamoroso non me lo sarei mai aspettato», ammette Troncon, «bene, ci fa piacere e ne siamo orgogliosi. Ma nel nostro lavoro, nel nostro cammino la vittoria non cambia nulla. Abbiamo giocato un buon torneo ma non siamo certo perfetti, ci sono un sacco di cose da migliorare, dalla touche alla gestione di certi momenti di gioco. Certo ora sappiamo che abbiamo davvero le potenzialità per battere le squadre del Sei Nazioni, ma il nostro obiettivo deve essere quello di dare continuità ai risultati».

Intanto il trevigiano ha già annunciato che alla fine della stagione 2007-2008, alla scadenza del contratto biennale con il Clermont-Ferrand, chiuderà la sua onorata carriera. Troncon, ha deciso cosa farà da grande? «Ho solo qualche idea, ma ci devo ancora pensare seriamente. Mi piacerebbe comunque rimanere nel mondo del rugby».

Il Corriere del Veneto, 27.02.07

Leave a Reply