Un terzo tempo “obbligatorio” per far tornare la pace fra due squadre giovanili di calcio: lo decide il giudice sportivo della Federcalcio veneta. A qualche giorno dalla “Operazione flanker”, che ha visto il rugby coinvolto in una poco edificante vicenda di droga a Piacenza, il nostro sport torna a fare notizia in modo positivo. Succede in provincia di Venezia, protagoniste due squadre di calcio, lo Stra e il Pellestrina, che lo scorso novembre a margine di una partita del campionato juniores danno vita ad una maxi-rissa che coinvolge giocatori, allenatori e dirigenti.

Dopo avere comminato varie squalifiche e assegnato la sconfitta 0-3 a tavolino a entrambe le squadre, il giudice sportivo della Figc veneto ha deciso questo singolare provvedimento: la disputa di una gara della squadra Juniores e squadra Pulcini dei due sodalizi, indipendentemente dalla loro validità ai fini della classifica; le partite potrebbero giocarsi, in un terzo campo; in ogni caso, le partite saranno accompagnate da un momento conviviale, magari a base di prodotti tipici locali.

In pratica per stemperare gli animi viene richiesto ai due club di organizzare un doppio incontro amichevole, seguito da un “terzo tempo” a tutti gli effetti. Complimenti al giudice sportivo per l’inventiva. Se è vero che nel rugby sempre di più ci si sta avvicinando a certi modi del calcio (un ampio dibattito è in corso in Francia, ad esempio, in seguito alle dichiarazioni del presidente del Toulon, Mourad Boudjellal), sembra comunque che qualche contributo la palla ovale lo stia dando all’evoluzione della cultura sportiva in Italia. Sarà importante, però, che il nostro sport si tenga ben strette le sue più belle tradizioni, come appunto il terzo tempo.

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Pace fatta fra Benetton e Fir? In realtà più una tregua che una pace, quella stretta fra il massimo club italiano e il numero uno della Federazione, Giancarlo Dondi. Il presidente ha incontrato il suo omologo trevigiano Amerino Zatta giovedì scorso a Roma, dopo diverse riunioni nelle quali a rappresentare la Fir erano stati il vice Antonino Saccà e il responsabile dell’alto livello Carlo Checchinato. I due sono giunti ad un accordo che potrebbe riavvicinare le parti: il Benetton chiede di mettere nero su bianco le proposte accettate verbalmente da Dondi, quindi il club trevigiano ritirerà il ricorso sugli stranieri che rischierebbe di mettere in difficoltà la Fir di fronte agli organi di giustizia sportiva. C’è stato anche un avvicinamento sulla questione economica, alla quale Treviso tiene particolarmente (secondo i veneti, la Federazione non avrebbe rispettato gli accordi iniziali).

«E’ stato un incontro importante e costruttivo, ora vogliamo passare dalle parole ai fatti», ha dichiarato Amerino Zatta, «ci aspettiamo di giungere presto alla firma di un documento che faccia chiarezza sulle condizioni della nostra partecipazione alla Pro12. Era impossibile continuare a gestire la partecipazione ad un torneo internazionale vivendo alla giornata, con regole ambigue e continuamente modificate». In buona sostanza si tratta di varare degli “emendamenti” al famoso capitolato redatto per la partecipazione delle due franchigie italiane alla Celtic League, garantendo condizioni che dovrebbero permettere a Treviso e Aironi di essere più competitive sul fronte internazionale. «Vogliamo essere una squadra vincente nel panorama europeo, per ambizione ma anche per esigenze di sponsor (il budget stagionale del club è di oltre 7 milioni di euro, ndr)», commenta Zatta, «quanto ai giocatori italiani, il nostro obiettivo è farli crescere anche per il bene della Nazionale. Lo abbiamo sempre fatto e credo che questo sia evidente a tutti: il Benetton e Franco Smith sono i primi tifosi dell’Italia».

Un nuovo fronte si apre però riguardo ai permit players, indispensabili al Benetton per affrontare il periodo del Sei Nazioni quando numerosi biancoverdi saranno impegnati con l’Italia. Parma, infatti, non sembra disposta a concedere il prestito di Luca Morisi, già a Treviso durante i Mondiali (foto in alto) e capace di alcune positive prestazioni nel ruolo di centro. La squadra ducale, allenata dall’ex “Cocco” Mazzariol e oggi in brutte acque in classifica, è infatti impegnata nelle prossime settimane nel campionato di Eccellenza e non desidera perdere un elemento importante. Gli altri giocatori richiesti dal Benetton sono Alberto Chillon (foto) e Ornel Gega del Petrarca, Alberto Chiesa del Prato e Marco Fuser del Mogliano.

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La squalifica comminata dalla Fir a Franco Smith per il caso Williams-Nitoglia è in un certo senso giusta. E’ vero, infatti, che nel Benetton l’australiano gioca prevalentemente estremo, pur essendo schierato con la maglia numero 14, mentre Nitoglia è a tutti gli effetti un’ala. Il club trevigiano sostiene che nel rugby moderno i ruoli tendono ad essere molto meno definiti, specificatamente fra i trequarti, e pure questo è vero. Ma se chiedessimo ad uno spettatore di Benetton-Saracens di indicarci chi – al di là dei numeri di maglia – ha giocato estremo fra i biancoverdi, la risposta sarebbe quasi sicuramente Brendan Williams, a giudicare dalla posizione tenuta in campo.

La squalifica sarebbe quindi la conseguenza del mancato rispetto, da parte di Treviso, della regola federale che impone di non far giocare più di uno straniero nei cinque “reparti” così intesi: prima, seconda e terza linea, numeri 9-10-15 e trequarti (numeri dall’11 al 14). Una norma se non sbagliata, perlomeno discutibile. E’ quella varata all’inizio della stagione davvero una regola per il bene della Nazionale e del rugby italiano? Oppure è solo un modo “politico” per intralciare la crescita del Benetton, che l’anno scorso con De Waal all’apertura aveva un’ottima alternativa a Burton?

Oggi Treviso non ha scelta: o fa giocare Williams con il numero 14, oppure non potrebbe mai schierare l’australiano assieme a Botes mediano di mischia (e ovviamente tanto meno Williams, Botes e De Waal tutti insieme, con quest’ultimo condannato in questa stagione a vedere gran parte delle partite dalla tribuna). E’ peraltro fuor di dubbio che Botes, già eleggibile dallo scorso settembre, possa essere utile alla Nazionale azzurra. Giureremmo anzi che Jacques Brunel se lo porterà via al prossimo tour.

C’è poi una questione di “modi”. La Fir non ha mai reso pubbliche le motivazioni della squalifica, ne’ il provvedimento stesso. Ne’ tantomeno ha mai reso noto il capitolato sulla Celtic League che è all’origine dello scontro fra il Benetton e la Fir. Tutta questa segretezza rende il compito particolarmente difficile alla stampa e agli appassionati che desiderassero farsi un’opinione su queste questioni.

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Anno nuovo e nuova vita per Rugbypeople. Per parecchio tempo il blog è stato un po’ dimenticato, ma nel 2012 tornerà ad essere aggiornato in modo regolare per dare spazio a storie e pensieri in libertà. Seguire weekend dopo weekend il Benetton in Pro12 ed Heineken Cup offre la fortuna di avere un osservatorio privilegiato sul rugby italiano ed europeo, in un momento in cui il nostro sport sta affrontando importanti cambiamenti. Cosa aspettarsi dall’anno nuovo? Soprattutto che la Nazionale azzurra torni a vincere qualcosa, per la gioia di tutta la gente di rugby e per ridare credibilità all’intero movimento dopo il disastro del Mondiale.

Il Benetton, intanto, continua a regalare soddisfazioni. In una cornice splendida, con un Monigo gremito di quasi 5.000 spettatori, i biancoverdi hanno perso contro i Saracens, ma i campioni d’Inghilterra – oggi sicuramente una delle più forti squadre europee – hanno dovuto sudare il successo fino all’ultimissimo secondo. E’ stata la più bella partita vista a Treviso in questa stagione: due squadre con organizzazione di gioco e competenze individuali straordinarie, scontro fisico impressionante, calciatori impeccabili, un arbitraggio anch’esso di altissimo livello.

Le proteste del pubblico verso John Carvill – che ha sostituito lo stirato Rolland – sono immotivate, anche se il fischietto irlandese ha annullato due mete, una a Pavanello e una più dubbia a Botes per doppio movimento (con dinamica simile aveva segnato Barbieri nel primo tempo). Bellissima comunque la “refferi, you are a puttan child” del solito tifoso in tribuna centrale. Ma è soprattutto il Benetton a dover recriminare per alcune proprie scelte discutibili nel finale. E per un errore risultato alla fine decisivo, quel calcio stoppato di Botes a inizio ripresa che ha permesso ai Saracens di segnare con Strettle e di sorpassare sul 20-17.

Resta in ogni caso la prova superba di Treviso. C’è un’analogia con Benetton-Leicester dell’anno scorso: anche in quella occasione, pur perdendo di misura, fu contro i campioni di Inghilterra che i Leoni furono capaci della migliore prestazione dell’anno. I migliori sono Barbieri, Burton che riscatta la brutta prova di Swansea, un Ghiraldini animato da una grandissima voglia di giocare dopo la squalifica. Fra i volti nuovi interessante e senza timidezze la prestazione di Tommaso Iannone all’ala mentre non brilla Semenzato, irriconoscibile da quando è tornato dalla World Cup. Fra gli inglesi la coppia di centri costituita dal sudafricano Brad Barritt e dall’enfant prodige Owen Farrell è davvero spaziale; non ci stupiremmo di vederli titolari nell’Inghilterra del Sei Nazioni. Opposti ad una prima linea di mostri (Nieto, Stevens e il capitano degli Springboks campioni del mondo Smit) Cittadini, Ghiraldini e Rizzo se la sono svangata più che bene.

I momenti di maggiore goduria della giornata sono quelli in cui Peter Stringer viene “asfaltato” prima da Williams e poi dal ben più pesante Pavanello (foto in alto, di Marco Sartori, dal sito del Benetton). Confessiamo che il gollum irlandese, pur ottimo giocatore, non è in testa alla classifica dei giocatori che più ci stanno simpatici. La Heineken Cup si chiude con il Benetton all’ultimo posto del girone, ma tornato definitivamente protagonista in una competizione ben più dura del Pro12. In trasferta solo nette sconfitte, ma a Monigo tre match uno più convincente dell’altro. La crescita complessiva della squadra biancoverde in questa stagione è un dato innegabile.

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L’esperienza della recente mostra “La Rovigo di Maci”, presso l’Archivio di Stato di via Sichirollo, lascia un’importante eredità. Sviluppando il progetto che ha portato all’allestimento dell’esposizione dedicata a “Maci” Battaglini (foto in alto) e al rugby degli anni dell’immediato dopoguerra, si è fatta strada, infatti, l’idea della creazione di un Centro di Documentazione sul rugby veneto, che troverà sede presso lo stesso Archivio di Stato di Rovigo.

L’obiettivo è di raccogliere in un unico luogo materiale proveniente da diverse collezioni e finora destinato a finire disperso. In Veneto la vicenda del rugby si intreccia in modo significativo con la vita sociale e politica; la documentazione storica sulla palla ovale ha quindi un particolare valore per i ricercatori che desiderano approfondire lo studio della società veneta nel Novecento.

Grazie alla sensibilità del direttore Luigi Contegiacomo, l’Archivio di Stato di Rovigo apre ora le porte ad un Centro di Documentazione, in cui fonti di diverso tipo e di diversa provenienza verranno conservate, archiviate e messe a disposizione degli interessati.

Una prima acquisizione del fondo documentario è costituita da un centinaio di videocassette vhs appartenenti a Stefano Casotti (giocatore del Rovigo prematuramente scomparso nel 1996), donate dai genitori Piero e Luisa. Fra i filmati della collezione anche alcune autentiche rarità. L’auspicio è che altri protagonisti del rugby veneto vogliano in futuro versare al Centro il proprio materiale, al fine di garantirne la conservazione e la futura fruizione.