Dieci giocatori del Benetton schierati nel XV titolare dell’Italia che gioca sabato a Dublino nel Sei Nazioni (più tre biancoverdi in panchina). Non si tratta però di un record. Spulciando fra l’apparato statistico degli ottimi annuari della coppia Pacitti-Volpe (credo sia uscito quello del 2012, con cd integrativo), emerge che già Treviso aveva fornito due terzi delle maglie azzurre in un’occasione relativamente recente, cioè Italia-Galles del Sei Nazioni 2001, finita 23-33. I dieci biancoverdi erano Perziano, Pozzebon, D.Dallan, Mazzantini, Checchinato, Ma.Bergamasco, Gritti, Visser, Properzi e Moscardi.

Naturalmente era già successo in passato che la Nazionale si affidasse al blocco di un club. Il record assoluto sono gli 11 titolari delle Fiamme Oro (foto in alto, una formazione del 1960) scesi in campo a Piacenza per Italia-Germania Ovest. Era il 15 gennaio 1961 e la squadra dominava la scena italiana grazie al semi-professionismo garantito dalla ferma presso la Celere di stanza a Padova. (Chissà se in ricordo di quelle Fiamme Oro giocano a rugby anche i celerini del film A.C.A.B., ora al cinema).

Dieci titolari in Nazionale li ha avuti anche l’Amatori Milano, ma si era in pieno conflitto mondiale (2 maggio 1942, Italia-Romania 22-3). Poco più tardi, nel 1951, la Rugby Roma: in maglia azzurra Rosi, Gabrielli e compagni battono la Spagna 12-o con un XV che include anche il parmigiano Del Bono e i rodigini Battaglini, Turcato, Favaretto e Gabanella. Questi ultimi costituiscono la prima linea dei rossoblù veneti in campionato, al tempo infatti i selezionatori cercavano spesso di replicare di un club un intero reparto.

Nel 1971 sarebbe stata la volta del blocco Petrarca dei vari Lazzarini, Valier, Boccaletto (a fianco).  Sono padovani dieci dei quindici azzurri che l’11 aprile sono impegnati in Romania per la Coppa Europa. Finisce però male per l’Italia, travolta 32-6.

Quello del Benetton per Irlanda-Italia non è dunque un record. C’è però una differenza rispetto al passato. Che sempre il campionato si è fermato in occasione degli impegni della Nazionale, mentre Treviso domani gioca in Pro12 in casa degli Scarlets e praticamente ha 23 uomini giusti giusti per compilare il referto. Niente permit players (ha giocato l’Eccellenza), qualche inevitabile infortunato (Sepe, Muccignat, Derbyshire), i due giocatori che la Nazionale ha liberato – Van Zyl e Minto – ai quali però lo staff azzurro ha chiesto di rimanere a riposo. Di fatto i due non avrebbero comunque potuto raggiungere il Galles con il charter della squadra. In casa Benetton, come sempre, si mastica amaro. Fatto il passo di ritirare il ricorso sugli stranieri, ci si attendeva dalla Fir gesti di collaborazione più concreti.

Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

Contro il Benetton il Munster dà lezione, anzi diverse lezioni: gli irlandesi sono più atletici, più organizzati, più lucidi, soprattutto più “cattivi” e “ignoranti” nel significato decisivo che questi due aggettivi assumono sopra un campo da rugby. Emblematica la determinazione degli irlandesi nei punti di incontro. Controruck, palle rubate o quanto meno sempre rallentate: una “fame” dalla quale il Benetton viene completamente irretito. Una terza linea come Peter O’Mahony è il degno erede di Alan Quinlan e David Wallace, in compagnia dei più esperti O’Driscoll e Coughlan in una specie di scuola sui raggruppamenti. Docente, anzi preside Paul O’Connell. E’ con questi  animali del pacchetto che il Munster è diventata una delle squadre più vincenti in Europa (nella foto un’immagine del match di andata, ma la prima è la stessa di sabato con Botha, Varley, Du Preez: loro non hanno il problema di non poter mettere due stranieri in prima linea…).

Ha avuto ragione il pubblico di Monigo prendendosela con Neil Hennessy, perché l’arbitro gallese ha fischiato male e nella prima mezz’ora sempre contro i bianconeri, lasciando correre sulle ruvidezze degli ospiti nei punti di incontro. Ma questa è l’arte della ruck, e quelli del Munster la sanno interpretare magistralmente, anche dal punto di vista della valutazione del metro arbitrale.

E’ il Benetton che compie un notevole passo indietro, lasciandosi sovrastare dal mestiere degli avversari come spesso accadeva nell’era pre-Celtic. La concomitanza con il Sei Nazioni, per i problemi di gestione della rosa, si conferma la fase più difficile della stagione per Franco Smith. Le due ultime sconfitte dicono come le seconde scelte non siano ancora in grado di garantire un rendimento costante in alternativa ai migliori. E le cervellotiche regole federali su stranieri e permit players sono un ulteriore ostacolo. Ma al di là di tutto è mancata questa volta la voglia di combattere, perlomeno per buona parte del primo tempo.

Il migliore fra i biancoverdi è stato, finchè in campo, un arrembante Franco Sbaraglini, capace di emergere per determinazione anche nel momento di massimo grigiore trevigiano (foto a fianco, di Marco Sartori dal sito Benetton). Presente nei placcaggi Filippucci, mentre va sottolineata anche la crescita di Muccignat. E si è rivisto Semenzato, davvero opaco negli ultimi mesi. Ma perché il Benetton sia davvero pericoloso in attacco sono oggi ancora indispensabili la velocità e la creatività di Botes e Benvenuti. Fra gli irlandesi si fa apprezzare per la velocità Simon Zebo, astro nascente del rugby irlandese (ma con sangue francese e caraibico, e gambe da sprinter).

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

L’incantesimo azzurro si è finalmente rotto. E Jacques Brunel ha risolto uno dei più grandi equivoci del rugby italiano negli ultimi anni, cioè l’esclusione dalla Nazionale del leader del massimo club nostrano, un seconda linea rispettato in tutto il panorama internazionale. Antonio Pavanello è dunque da sabato scorso una pedina del gruppo azzurro. Per lui quasi una nuova vita sportiva che comincia.

“L’attesa è stata lunga: due anni e mezzo da Italia-Samoa del novembre 2009. Alla Nazionale ho sempre guardato come il mio obiettivo, ma non è stata mai offerta una chance. Oggi sono felice perchè sono rientrato nel giro, scelto dall’allenatore e non richiamato per sostituire altri. Non importa se titolare, panchinaro o in tribuna, sono nel gruppo e posso dimostrare il mio valore”.

Il tuo nuovo esordio è coinciso con una giornata importante per il rugby italiano, di fronte ai 50mila dell’Olimpico. Per rendere il match indimenticabile è mancato forse solo il successo. “Giocare con un pubblico così, in Italia, è un grande evento. L’emozione è fortissima. Per fortuna in questi anni ho messo da parte un po’ di esperienza, quindi ero calmo, emozionato ma lucido. Siamo arrivati vicinissimi a vincere, ci è mancata la testa e l’abitudine a gestire una situazione di vantaggio in cui raramente ci ritroviamo. Gli inglesi, invece, sono dei volponi e si sono dimostrati non più forti ma più smaliziati di noi”.

Che ne pensi delle esternazioni di Corbisiero e della risposta di Castrogiovanni? “Francamente non ho mai fatto caso all’ingaggio di Castro, quindi non entrerei nella questione. Però capisco Castro, perché da un collega ci si aspetta un certo rispetto e si parla in campo, con quello che si dimostra in partita, e non attraverso i giornali. Di certo nella Premiership inglese studiano il gioco al video come nessun altro, sarà interessante vedere la prossima sfida fra Corbisiero e Castro in campionato”.

Adesso ci si rituffa nel Pro12 e per te e il Benetton c’è subito un avversario importante, il Munster. “Ho una gran voglia di giocare. Sabato scorso 25 minuti, le due settimane precedenti niente partite: non è il ritmo al quale sono abituato, il campo mi manca proprio. E poi, al di là della gioia della Nazionale, indossare la maglia biancoverde fa sempre battere forte il cuore. Il Munster naturalmente è una grande squadra, ma ora sappiamo che, soprattutto a Monigo, qualsiasi avversario è alla nostra portata. E’ una partita importante perché l’Edimburgo si avvicina e invece vogliamo mantenere l’ottavo posto in classifica, che meritiamo. Dovremo mantenere il nostro piano di gioco, essere disciplinati e lucidi. Li abbiamo battuti l’anno scorso, possiamo ripeterci”.

Tags: , , , , ,

Mentre ben 15 giocatori biancoverdi servono la causa azzurra nel Sei Nazioni (a fianco il biglietto di uno storico incontro contro gli inglesi a Padova), quel che resta del Benetton affronta questa sera a Dublino la capolista Leinster nel quattordicesimo turno di Pro12.

Franco Smith  ha selezionato un XV giocoforza “sperimentale”. In cabina di regia Alberto Di Bernardo, all’esordio stagionale da titolare e sostituto in extremis di De Waal (vittima all’ultimo minuto di un attacco influenzale), farà coppia con il giovane Alberto Chillon, che è giunto in prestito dal Petrarca e che domenica prossima sarà di nuovo nelle file dei padovani per il turno di recupero di Eccellenza. In panchina atleti acciaccati come Iannone, Picone e Garcia, ma indispensabili per compilare almeno la distinta-gara di 23 giocatori. Out per infortunio Sepe, Vosawai, Sbaraglini.

«Ma capiamoci, questa non è la seconda squadra», spiega Franco Smith, «la formazione che scende in campo a Dublino è molto simile a quella che nell’inizio di stagione ha colto i migliori risultati in trasferta. Non esistono nella mia testa giocatori che sono prime scelte e altri che sono sostituti,  ma sono i ragazzi che di volta in volta scendono in campo a dover dimostrare il loro valore».

In queste settimane, intanto, entra nel vivo il mercato dei club europei. Per il Benetton la sfida è di riuscire a trattenere i suoi pezzi migliori, soprattutto quello che può essere considerato oggi il migliore giocatore italiano, “Ironman” Alessandro Zanni (nella foto di Marco Sartori). Il flanker udinese piace da sempre al Perpignan, che però ha preso lo scozzese Alasdair Strokosch e ha abbandonato la pista secondo i media francesi. Resta in piedi un’interessante offerta del Racing Parigi (che tra l’altro ha appena divorziato da Sébastien Chabal) oppure l’alternativa della conferma a Treviso, con la dirigenza biancoverde che ha comunque formulato una proposta di ingaggio di tutto rilievo. Ad ottenere l’interesse di altri club europei sono anche Leonardo Ghiraldini e Lorenzo Cittadini, oltre a Robert Barbieri (piace ai Saracens)e Tommaso Benvenuti i quali tuttavia hanno un’altra stagione di contratto con il Benetton.

Sarà inevitabile qualche ritocco alla rosa, con giocatori che cominciano ad essere non più giovanissimi (Allori, Fernandez Rouyet, Galon) o che faticano a reggere il ritmo degli scenari internazionali (De Jager, Enrico Pavanello, Picone). Probabilmente si tratta dell’ultima stagione in biancoverde anche per Bian Vermaak e Willem De Waal.

Fra i giovani emergenti, salgono le quotazioni di Michele Campagnaro del Mirano, di cui in giro si dice un gran bene. Di fatto la querelle con la Fir, con le norme di partecipazione alla Pro12 che dovrebbero essere riscritte, limita i movimenti del Benetton sul mercato. Il club biancoverde attende anche di conoscere le liste dei cosiddetti “atleti di interesse nazionale”, dai quali dipende il contributo federale (quelle del 2011, ad esempio, non comprendevano Rizzo, Van Zyl e Pavanello, oggi in azzurro).

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

La notizia arriva dal Sud Africa, dove si è giocato di recente il classico torneo Cape Town Tens. Lo sponsor Stor-Age metteva in palio una Golf  Gti nuova fiammante con il solito gioco del piazzato da centrocampo. I partecipanti, selezionati casualmente fra il pubblico, non dovevano segnare, ma – ben più difficile – colpire i pali. Embè, chi ha vinto la macchina? Doug Mallett, il figlio dell’ex tecnico azzurro Nick. Visti gli annosi problemi all’apertura, l’Italia avrebbe potuto naturalizzare lui…

YouTube Preview Image

Tags: , ,